«Aviere Faedda Mario. Rsi Fenu Antonino. Soldato Fois Paolo. Partigiano Foriesi Giuseppino». «Alghero ai suoi caduti, che donarono la vita perché l’Italia fosse libera e giusta». La lapide è nuova di zecca, è stata inaugurata poche settimane fa, con tanto di porporato e acquasanta. Non siamo nel cuore nero del Veneto, siamo ad Alghero, angolo dei caraibi sardi. Tutt’altro clima. E infatti la lapide, commissionata dal sindaco Marco Tedde, è persino goffa, nel suo revisionismo balneare. Tutti uguali, secondo il sindaco e lo scalpellino. Tutti morti «perché l’Italia fosse libera e giusta». Peccato che l’Italia che volevano i ragazzi di Salò non era né libera né giusta. La polemica viene da lontano, e non era di destra il presidente della camera che la aprì per primo. E siccome de mortuis nihil, parliamo dei vivi. Di Tedde, per esempio. Un (ex) tranquillo forzista, un ex socialista della catalogna sarda. Un moderato, a suo modo, almeno finora. Poi ha pensato di essere un fine fiutatore dell’aria che tira, un oculato lettore dei tempi che corrono. Ha percepito che tornava l’ordine nazionalberlusconiano. E che di questa ordinovella Italia, anche lui voleva essere, nel suo piccolo, pioniere. Il suo primo exploit è stato il 25 aprile, quando ha vietato alla banda cittadina di suonare ‘Bella ciao’ nelle commemorazioni della Liberazione. Un boomerang: molti cittadini hanno seguito la banda, e quando tacevano i tromboni, quelli intonavano ‘bella ciao’. I media hanno raccontato la sfida musicalpolitica, l’impacciato primo cittadino è finito in un mare di ridicolo. Questa volta c’è un po’ meno da ridere. Tedde non è un cattivo maestro, ma un pessimo scolaro, di un’Italia che si adegua, e adeguandosi è arrivata fino al governo, fino a Roma. Uno scolaro anche troppo zelante, se persino il sindaco di Roma, l’uomo con la celtica al collo, ha dovuto dire che la Resistenza non si discute. Roma e il governo valgono bene una messa. Quindi a Roma la Resistenza non si discute più. Ma in giro per l’Italia l’ordine non è stato ancora eseguito.

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