05/ 09/ 2010

A.N.P.I. Rimini


Festa Nazionale ANPI - Museo Casa Cervi

Campagna tesseramento 2009

Tessera ANPI 2009
A.N.P.I. Associazione Nazionale Partigiani d'Italia on Facebook


Giornata della Memoria

Lettera aperta sul Giorno della Memoria

 

Dieci anni fa il Governo italiano, dopo non pochi anni di discussioni e tentativi andati a vuoto, ha istituito, con la legge 211, il “Giorno della memoria”. Il testo della legge stessa ne definisce i fini: ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei e gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

In questi anni, anziché cristallizzarsi e man mano diminuire, come spesso capita quando l’atto del ricordare è imposto da una legge, le iniziative per il Giorno della Memoria si sono moltiplicate e diversificate abbracciando tutti i soggetti contemplati dalla legge: “i cittadini ebrei”, perseguitati per motivi razziali; “gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte”, perseguitati per motivi politici (dai partigiani agli internati militari); “coloro che si sono opposti al progetto di sterminio”, cioè i Giusti fra le Nazioni.

Sono passati 65 anni da quando, il 27 gennaio 1945, i soldati dell’Armata rossa abbatterono i cancelli del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz, ha dunque ancora senso, dopo questo lasso di tempo, prodigarsi perché tutti, e in particolare i giovani, conoscano cosa sono state le leggi antiebraiche, elaborate dal fascismo, approvate dal Governo italiano e avvallate dal Re, la discriminazione, la deportazione, i campi di concentramento e sterminio? Ha senso per chi non è ebreo o non ha avuto un nonno partigiano o magari non è nato in Europa conoscere e portare avanti il ricordo di fatti accaduti decenni fa? Noi pensiamo di sì perché quelli accaduti più di sessant’anni fa sono fatti strettamente connessi alla nostra storia, non solo in quanto cittadini italiani, ma in quanto singoli esseri umani; riguardano ognuno di noi tutte le volte che lasciamo che indifferenza e paura siano alibi per evitare il confronto con coloro che riteniamo diversi, siano essi ebrei, neri, rom, omosessuali o immigrati. Ascoltando le parole di chi quei fatti gli ha vissuti possiamo capire cosa succede quando i pregiudizi guidano le nostre azioni e soprattutto che ognuno di noi, anche nelle situazioni più estreme, ha sempre la possibilità di scegliere come agire contro l’ignavia di chi non pensa, non riflette,non ha idee proprie, non dà valore e giudizio alle proprie azioni e alle loro conseguenze.