Fortuna siamo in Europa

Dal sito Corriere.it La commissione ue dovra’ fare una dichiarazione in cui precisera’ la su a posizione in materia Approvata una richiesta del Pse. Schulz: «Dobbiamo evitare che succeda anche altrove ciò che è successo in Italia»

STRASBURGO (FRANCIA) – L’Europarlamento si pronuncerà sulla politica italiana nei confronti dei rom.

L’assemblea plenaria del Parlamento europeo ha approvato a Strasburgo con 106 voti a favore, 100 contrari e due astenuti una richiesta del gruppo Pse di tenere un dibattito in aula domani sera sulla situazione dei Rom in Italia e nell’Ue.

DICHIARAZIONE – La Commissione europea è sollecitata dall’Europarlamento a fare una dichiarazione in apertura del dibattito. La richiesta, presentata dal capogruppo Pse, Martin Schulz, e sostenuta dalla collega Monica Frassoni, capogruppo dei Verdi, non è stata appoggiata invece dal Ppe, che, come ha spiegato il capogruppo Joseph Daul, avrebbe preferito tenere prima un dibattito nella commissione Libertà pubbliche dell’Europarlamento.

SCHULZ – Nel suo breve intervento a motivazione della richiesta del Pse, Schulz ha sottolineato che il dibattito riguarderà la situazione dei Rom «in Italia e in tutta l’Europa, perché non si tratta di un problema specifico italiano, anche se in Italia ultimamente si è manifestato in modo pesante; dall’Italia prende le mosse, ma non si limita a questo paese. Dobbiamo evitare che succeda anche altrove ciò che è successo in Italia, e vogliamo sapere che cosa ha fatto in passato e che cosa intende fare in futuro la Commissione europea» per affrontare il problema, ha concluso il capogruppo Pse. Monica Frassoni ha comunicato il sostegno dei Verdi alla mozione socialista, «perché è importante discutere di ciò che succede ai Rom in Europa, ma avendo ben presente ciò che sta accadendo in Italia», ha osservato. E’ giusta la richiesta alla Commissione europea di fare una dichiarazione in Aula, ha concluso Frassoni, perché «ci sono mezzi con cui l’Ue può intervenire e non sono conosciuti e non se ne discute».

Se fosse vero…

Dal sito Annesdoor.com

Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura. La testimonianza di Flora Martinelli, la madre della bambina, del padre di lei Ciro e dei loro vicini di casa è falsa. Il Gruppo EveryOne ha indagato accuratamente sull’evento che ha scatenato una vera e propria “caccia al Rom”, che da Napoli si è diffusa a macchia d’olio in tutta Italia. “Fin dall’inizio le dinamiche del rapimento non ci hanno convinto, perché chi conosce la palazzina in cui sarebbe avvenuto il reato sa che è praticamente inaccessibile, sia per il cancello che per l’attenta sorveglianza degli inquilini,” affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Vi sono poi discordanze fra le testimonianze della Martinelli, di suo padre e dei vicini. La donna in un primo momento ha dichiarato che la porta del suo appartamento sarebbe stata forzata, poi ha ricordato di averla lasciata aperta. Dopo aver notato la porta aperta, la madre sarebbe andata a controllare la culla, quindi sarebbe tornata verso il pianerottolo dove avrebbe sorpreso – passati almeno venti secondi – la ragazzina Rom con la sua piccola in braccio. Non solo: avrebbe avuto ancora il tempo di raggiungerla e strapparle la bambina. Quindi la Rom si sarebbe mossa al rallentatore, consentendo a nonno Ciro di raggiungerla, afferrarla e schiaffeggiarla al piano di sotto. Alcuni dei vicini hanno riferito alle autorità che Angelica aveva ancora la bambina in braccio, quando l’hanno fermata. Ma non basta, perché nei giorni precedenti al fatto, gli inquilini della palazzina si erano riuniti più volte, con un solo ordine del giorno: come ottenere lo sgombero delle famiglie Rom accampate a Ponticelli”. Dopo queste analisi di massima, il Gruppo EveryOne – che può contare su attivisti e organizzazioni locali – ha effettuato ulteriori accertamenti, sia presso il carcere, dove un funzionario, dopo aver ascoltato le ipotesi che scagionavano la presunta rapitrice, ammetteva: “Avete ragione, anche noi siamo in difficoltà, perché questo non è un evento diverso da tanti altri, ma qualcuno ha voluto trasformarlo in un caso nazionale”. Gli inquilini di Ponticelli fanno blocco: i Rom non li vogliono più. Qualcuno però, mostra qualche scrupolo di coscienza, ma ha paura, perché le pressioni sono forti e mettersi contro il “comitato” di Ponticelli è pericoloso. “Angelica, in realtà, conosceva una delle famiglie che abitano in via Principe di Napoli, dove è avvenuto l’episodio,” continuano gli attivisti del Gruppo EveryOne, “ha suonato al citofono ed è stata notata da alcune inquiline. Pochi istanti dopo è scattata la trappola e la furia dei condomini si è scatenata contro di lei, che è stata raggiunta in strada, afferrata, schiaffeggiata e consegnata alla polizia. Vi sono testimoni che conoscono la verità e due di loro sono disposte a parlare al giudice.

E’ importante che l’avvocato Rosa Mazzei, che difende la ragazza Rom, non si faccia intimidire e sostenga la verità in tribunale. Un attivista di Napoli suppone che la linea di difesa potrebbe essere, invece, quella di ammettere il furto, ma non il tentato rapimento”. Le conseguenze del caso di Ponticelli, con l’eco mediatica promossa da quotidiani e network, sono state gravissime e sono un indice evidente di come sia necessario abbandonare razzismo e xenofobia per riscoprire la strada dei diritti umani. “Adesso è importante che le organizzazioni locali per i diritti dell’uomo vigilino sulla serenità di Angelica, che subisce pressioni gravi e intollerabili. Salvaguardare la tranquillità della ragazza significa salvaguardare la verità sul caso di Ponticelli, che è la tragica verità di un’altra ingiustizia, di un’altra calunnia, di altre disumane violenze subite dal popolo Rom in Italia, già colpito da emarginazione e segregazione, vessato da provvedimenti iniqui”. Gli attivisti del Gruppo EveryOne concludono con alcune considerazioni che dovrebbero far riflettere: “Da anni lanciamo l’allarme riguardo alla campagna razziale in corso in Italia. Grazie all’appoggio di forze politiche transnazionali attive nel campo dei diritti umani e civili, abbiamo ottenuto Risoluzioni europee e documenti-guida da parte delle Nazioni Unite, che ammoniscono l’Italia contro le sue politiche razziali. I Rom in Italia non sono criminali, ma famiglie in difficoltà. Su 150 mila ‘zingari’ presenti nel nostro Paese, 90 mila sono bambini. La speranza di vita media dei Rom, qui da noi, è di soli 35 anni, contro gli 80 degli altri cittadini. La mortalità dei bimbi Rom è 15 volte superiore a quella degli altri bambini. Sono numeri che esprimono una persecuzione. Riguardo alla criminalità Rom, essa non ha un’incidenza rilevante, come dimostrano i dati del Ministero degli Interni e le aggressioni nei confronti di italiani sono praticamente inesistenti. Il caso di Giovanna Reggiani fu un’altro grande inganno, perché il presunto omicida, Romulus Mailat, non è Rom, ma un romeno di etnia Bunjas, che non ha nulla a che vedere con i popoli ‘zingari’. L’abbiamo documentato, a suo tempo, agli inquirenti e alla stampa, ma il nostro dossier scientifico non fu preso in considerazione. Il razzismo fa comodo a uno stuolo di persone, a partiti politici e media, alla criminalità organizzata, che muove miliardi di euro ogni anno. A questo proposito, ricordiamo che i Rom coinvolti in delitti agiscono quasi sempre per ordine di criminali mafiosi italiani, i quali – a causa dell’emarginazione e della segregazione in cui versano i ‘nomadi’ – li hanno ridotti in schiavitù. Lo sanno le autorità, lo sanno i politici e sarebbe ora che lo sapessero tutti i cittadini italiani”.

dopo il no del ministro al patrocinio al gay pride

ROMA – Mara Carfagna non darà il patrocinio al Gay Pride. «Per il governo gli omosessuali non sono discriminati» spiega senza esitazioni il ministro per le Pari opportunità. Provocando la dura reazione dell’Arcigay. «Come fa il ministro Carfagna a sostenere che non esistono discriminazioni sui luoghi di lavoro per le persone omosessuali?» si chiede il presidente nazionale Aurelio Mancuso. «Saremmo tanto curiosi di sapere quali sono i gay che la Carfagna dice di conoscere e in quale mondo ella vive – attacca Mancuso – perché ci pare che abbia una percezione della realtà del tutto distorta». Un ministro, secondo il presidente nazionale dell’Arcigay, non si occupa dei singoli casi di discriminazione, ma di scrivere una legge perché tutte le discriminazioni siano evitate. Arcigay chiede quindi un incontro alla Carfagna «affinchè possa distaccarsi dal mondo delle favole e ritornare tra i comuni mortali, che hanno bisogno di risposte concrete, non di consunte e provocatorie esternazioni sui giornali. Per questo sarebbe bene che un principe la baci e la svegli».

Dal sito Corriere.it

«IL MINISTRO SPARA A ZERO» – Non è morbido nei confronti della Carfagna neanche il leader storico dell’Arcigay, Franco Grillini, secondo il quale quelle del ministro sono «battutacce da bar che confermano quanto la destra italiana sia omofoba e non ami la diversità». «Mi sembra che per il ministro Mara Carfagna sia più facile sparare a zero sul Gay Pride utilizzando i soliti pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni anzichè svolgere una positiva attività di governo» dice Grillini.

«VEDA IL NOSTRO FILM SUI DICO» – «Quanto ha detto il ministro ci fa cadere le braccia» affermano i due registi del film-documentario sui Dico «Improvvisamente l’inverno scorso», Gustav Hofer e Luca Ragazzi, invitando la Carfagna a vedere la loro pellicola al Cinema Politecnico di Roma. Il ministro «si faccia un giro in Europa per constatare che il riconoscimento delle coppie di fatto anche omosessuali è una realtà in quasi tutti i paesi membri .- dicono i due registi -. Si legga la direttiva europea del gennaio 2006 che richiede agli Stati dell’Unione di legiferare quanto prima sul riconoscimento delle coppie di fatto. L’Italia non può continuare a essere il fanalino di coda». «Il nostro film – continuano – dimostra perfettamente che c’è una situazione di discriminazione oggettiva verso le coppie omosessuali dettata dall’ignoranza imperante nel nostro paese. Una coppia come la nostra, insieme da nove anni, non è tutelata dallo stato che pure ci chiede di pagare le tasse come qualsiasi cittadino».

 

PRO E CONTRO – Pina Picierno, esponente del Pd e ministro ombra delle Politiche giovanili si augura che la Carfagna «ci ripensi e partecipi al Gay Pride» senza farsi «condizionare nella sua attività da visioni manichee e fuori dal tempo». «Complimenti alla ministra Carfagna che, sul Gay Pride previsto per il 28 giungo a Bologna, in un sol colpo è riuscita a sconfessare non solo il mandato del proprio ministero, ma anche i propositi della propria formazione politica» afferma Fabio Evangelisti, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera. Rincara la dose Vladimir Luxuria, esponente della Sinistra arcobaleno: «Questo ministero, con a capo Mara Carfagna, non intende assolvere al compito di dare e garantire pari opportunità. Si tratta quindi di un ministero inutile che di fatto non ci rappresenta». Al contrario, Luca Volontè sostiene il ministro: «Brava Carfagna – dice il deputato dell’Udc -: la sinistra gay chiama diritti i propri privilegi discriminatori verso famiglie ed eterosessuali».

LA REPLICA – Nel tardo pomeriggio, arriva la replica del ministro. «Il signor Vladimiro Guadagno – si legge in una nota rivolta a Luxuria – confonde il Ministero per le Pari Opportunità con l’ufficio stampa e propaganda del movimento lgbt. Le Pari Opportunità, a giudizio del ministro pro tempore, riguardano sopratutto le donne lavoratrici e madri, i minori, gli anziani e i portatori di handicap». Se «il signor Guadagno non si sente rappresentato da queste priorità – prosegue la nota del ministero – significa che non ha alcun rispetto per chi è veramente discriminato».

Comunicato stampa Aned

Mani vandale hanno violato e distrutto l’urna che, nel Memoriale dei Deportati  nei Lager nazisti al Cimitero romano del Verano, custodiva le ceneri di deportati raccolte nel Krematorium del KL Mauthausen. L’ANED sdegnata ed offesa, dopo aver denunciato alle competenti Autorità l’accaduto, ritiene doveroso portare a conoscenza dei cittadini e delle loro Istituzioni  il volgare atto criminale – perché di ciò di tratta – portato in offesa alla memoria di decine di migliaia di vite di nostri concittadini, stroncate nei lager nazifascismi. Bambini, donne, uomini sacrificati all’odio razzista, all’intolleranza, alla negazione dei principi fondamentali della vita umana stessa. Ancora una volta non ci si dica trattarsi di atti sconsiderati, compiuti da “ragazzotti ignoranti, disadattati, senza guida o riferimenti”. Al contrario, l’ANED vuole asserire, oggi come per il passato, che questi crimini sono consapevolmente commessi, voluti e di cui i soliti ignoti – in verità ben noti – menano vanto e ad alta voce. Quanto accaduto al Verano non è che l’ennesimo squallido episodio, tra  i tanti che hanno colpito i cittadini italiani i cui valori fondamentali sono la democrazia, la libertà, senza cui non può esistere società che possa essere civile. Proprio nei giorni in cui la memoria va alla liberazione dei lager, nei giorni in cui il Presidente della Repubblica, in un messaggio indirizzato alle migliaia di giovani italiani raccolti in Mauthausen, li esorta a fare della Memoria il loro bagaglio di conoscenza e di riflessione, ancora una volta gli epigoni di regimi infami e luttuosi hanno voluto ribadire la loro adesione a quanto di più disonorevole per l’umanità.

 

Rinnovando il proprio impegno, ieri come oggi e come con determinazione sarà ancora per il domani, l’ANED invita espressamente il Sindaco di Roma ad intervenire con urgenza per restaurare quanto distrutto, organizzando con le Associazione della Deportazione una apposita cerimonia di riconsacrazione del Memorial dei Deportati.

Comunicato Stampa Comunità

“L’indiscriminata espulsione di massa di un gruppo etnico potrebbe forse produrre momentanei consensi e una breve ed effimera illusione, ma ben presto la vera natura discriminatoria di un simile atto emergerebbe con chiarezza e verrebbero messi a nudo tutti gli errori e le omissioni che nel tempo hanno prodotto questa degenerazione ingovernabile. Porto l’esempio dei nomadi, ma dobbiamo ricordare che le stesse pericolose dinamiche potrebbero colpire chiunque”: così il presidente degli ebrei italiani, Renzo Gattegna, reagisce ai disordini e agli atti di intolleranza che hanno preso a bersaglio appartenenti alla minoranza rom in Italia e altri cittadini stranieri presenti nel nostro Paese. “Tutti – prosegue in una nota il presidente dell’Unione delle comunità ebraica in Italia (Ucei) – hanno il dovere di osservare le leggi e il diritto di essere giudicati sulla base dei propri comportamenti. Se derogassimo a questi principi ci renderemmo complici di un imbarbarimento della società. In un Paese moderno e democratico non c’è alternativa al buon funzionamento della Giustizia, la sola realtà che può prevenire il rischio dell’adozione di misure limitative delle libertà fondamentali. Il pericolo che minoranze violente, forti di proprie organizzazioni che con il loro potere intimidatorio e corruttivo riescano ad assicurarsi l’impunità e quindi un esonero di fatto dall’obbligo di rispettare le leggi dello Stato, è presente oggi sia in Italia che in altri Stati e ne abbiamo quotidiane conferme”. “Il senso di impotenza e di esasperazione di larghi strati della società che vengono quotidianamente traumatizzati da notizie di crimini efferati e raccapriccianti alimenta la sfiducia nello Stato e la tentazione di far ricorso alla giustizia sommaria aggiungendo così altra ingiustizia all’ingiustizia. E’ terribile apprendere che interi campi di nomadi sono stati dati alle fiamme in una zona dell’Italia che si è sempre distinta per la sua tradizione di larga e civile accoglienza”. “Di fronte a gravi crimini commessi da singoli individui che la giustizia non riesce a perseguire, si riversano odio e sospetto su intere collettività senza nessuna distinzione tra persone oneste e criminali. Qualcosa sta distruggendo le regole del vivere civile, e questo è il miglior regalo che possa essere fatto alle organizzazioni criminali, alle quali si consente così di usare altri esseri umani, anche la propria stessa gente, come scudi. Se proseguisse – conclude Gattegna – un processo di criminalizzazione generalizzata, sia nei confronti dei nomadi che di qualsiasi altro popolo, gli onesti, abbandonati e discriminati, resterebbero in ostaggio dei criminali. E la sconfitta dello Stato sarebbe totale”.

Un esempio da seguire???

Non so altrove, a Milano i muri sono tappezzati di manifesti firmati Alleanza Nazionale con la faccia di Giorgio Almirante. “Un grande italiano. Un esempo da seguire”, si dice, facendo riferimento al ventesimo anniversario della sua morte, e a una messa che sara’ celebrata in una chiesa del centro. (Allego una foto del manifesto scattata da Leonardo Visco Gilardi).

A nome della sezione milanese dell’ANED esprimo la più sdegnata condanna di questo manifesto. Giorgio Almirante fece parte per 5 anni, dal primo all’ultimo numero, della redazione della rivista fascista “La difesa della razza”, principale veicolo nel nostro paese di quella politica razzista che sfociò tra il ’43 e il ’45 nella deportazione e nello sterminio di migliaia di uomini, donne e bambini ebrei. E fu altissimo esponente della RSI, arrivando a firmare il famoso manifesto in cui si prometteva la “fucilazione nella schiena” degli “sbandati ed appartenenti a bande” che non si fossero piegati alla leva della repubblica di Mussolini, al soldo dell’alleato nazista.

Il manifesto milanese ci parla della cultura politica di forze che oggi occupano altissime cariche istituzionali. Le lacrime di fronte al museo Yad Vashem di Gerusalemme sono archiviate; le critiche al fascismo, come “male assoluto”, pure: oggi è cambiato il vento, e AN rivendica con orgoglio una storia fatta di disonore.

I superstiti dei lager e i familiari dei Caduti esprimono la loro protesta per una iniziativa che riporta indietro di decenni il dibattito politico nel nostro paese.

Atti vandalici a Viareggio

Viareggio. I fascisti hanno imbrattato la saracinesca del nostro Circolo in via del Terminetto 35, con i loro lugubri e criminali simboli proprio sull’immagine del partigiano “Ciacco” e danneggiato la targhetta del Circolo.
I fascisti di oggi, sdoganati da ogni parte del potere, si rifanno ai fascisti che, nell’estate del ’44, conducevano i nazisti delle SS a compiere le stragi nelle nostre zone.
Si rifanno a quel regime, persino nei comportamenti, nei saluti, nella simbologia.
Di fronte a queste spicciole e basse provocazioni, per non parlare dell’ultimo infame assassinio del giovane Nicola a Verona, gli antifascisti coerenti debbono praticare la vigilanza e la mobilitazione, come già è avvenuto con la significativa manifestazione di sabato scorso a Verona.
Ora e sempre Resistenza!

Cosa dovrà succedere prima di…

Un giorno vennero a prendere me…

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Bertold Brecht)

Un gruppo con il volto coperto da foulard con la svastica ha distrutto le vetrine di due alimentari e di un call center

Alemanno: “Atto di gravità inaudita, puniremo i colpevoli” Gli abitanti del quartiere in piazza contro razzismo e xenofobia

ROMA – Una vera e propria spedizione punitiva al grido di “Sporchi stranieri” e “Bastardi”. Nel mirino gli extracomunitari del quartiere Pigneto a Roma. Oggi pomeriggio un gruppo di venti ragazzi, guidati da un uomo, con i volti coperti da foulard con la svastica, ha fatto irruzione in un alcuni negozi di una delle zone più multietniche di Roma. In via Ascoli Piceno i teppisti hanno danneggiato due vetrine e un frigo bar di un negozio di alimentari e le vetrine di un call center. In via Macerata sono stati assaltati un altro alimentari ed è stata infranta la vetrata del portone di un’abitazione. Un extracomunitario del Bangladesh è stato picchiato dalla banda. “E’ stato colpito da una bastonata e non ha avuto bisogno di andare a farsi medicare in ospedale”, hanno raccontato alcuni testimoni.

LA GALLERIA FOTOGRAFICA

La squadraccia è arrivata improvvisamente di corsa, tenendo in mano assi di legno, e si è scagliata contro l’extracomunitario. Tanta la paura nel quartiere, dove sono molti gli immigrati che gestiscono attività commerciali. Tutti sono scappati e molti hanno chiuso le saracinesche dei negozi.
Il primo ad essere assaltato è stato un negozio di alimentari in via Macerata, gestito da quattro anni da un immigrato indiano al quale sono state distrutte a bastonate le vetrine esterne. Successivamente, gli assalitori si sono diretti nella parallela via Ascoli Piceno, dove sono state mandate in frantumi le vetrine di una lavanderia-phone center e di un altro alimentari, entrambi gestiti da cingalesi. L’alimentari è stato il più colpito dal raid, con la distruzione di un frigo e della merce presente sugli scaffali, soprattutto bottiglie di birra e vino.

Una cronista dell’Agi, testimone dell’episodio, ha tentato invano di chiamare il 113, per molti minuti, ma nessuno ha risposto (Audio: il racconto della giornalista). Dopo pochi minuti, la banda è scappata e molti abitanti del quartiere si sono riversati nelle strade e si sono affacciati dalle finestre per capire cosa fosse accaduto.

“Non capiamo perché sia avvenuto questo attacco – hanno detto i bengalesi titolari della lavanderia di via Ascoli Piceno – Siamo da anni qui, lavoriamo, paghiamo le tasse e mandiamo i soldi a casa. Cosa abbiamo fatto?”.
Il Pigneto è un quartiere popolare della Capitale dove si trovano il centro sociale Snia Viscosa, uno dei più grandi e attivi della capitale, il Bar Necci, famoso per essere stato il bar di Pier Paolo Pasolini, e una storica sede dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani. Dopo l’aggressione gli abitanti del quartiere sono scesi in strada per manifestare il loro rifiuto di ogni forma di razzismo e xenofobia.
Il quartiere, a metà anni ’90, ha conosciuto una rinascita che lo ha portato a essere luogo di ritrovo di artisti e musicisti. E’ stato proprio in virtù del suo passato di quartiere degradato che molti immigrati, prevalentemente dal Bangladesh, hanno scelto di aprire al Pigneto attività commerciali di vario tipo, bazar e bar in particolare, sfruttando il basso costo dei locali.
Durissima la reazione delle autorità, a cominciare dal sindaco Gianni Alemanno: “Il raid e l’aggressione al Pigneto nei confronti di cittadini extracomunitari, ai quali va la mia solidarietà, è un atto di una gravità inaudita che mi lascia sdegnato e che non passerà sotto silenzio. Mi sono già attivato con le forze dell’ordine affinché i colpevoli di questo gesto siano presi e puniti in maniera esemplare”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Regione Piero Marazzo: “Roma è una città aperta e
multiculturale che non ha nessuna intenzione di lasciare spazio a drammatici episodi di razzismo e intolleranza e di rivivere anni bui e dolorosi di un passato che vogliamo definitivamente vedere alle nostre spalle”. E il presidente della Provincia Nicola Zingaretti sottolinea che quello del Pigneto è “un altro episodio di violenza e xenofobia che non è davvero più possibile tollerare” e che “tutte le istituzioni dovrebbero condannare duramente e con fermezza” perché “Roma ha bisogno di tornare a respirare un’aria di pace, libertà e di vero rispetto nei confronti del prossimo”

Roma, giovane conduttore
aggredito e minacciato perché gay

 

ROMA – Christian Floris, 24 anni, conduttore di punta del portale DeeGay.it, è stato aggredito la scorsa notte a Roma mentre rincasava. Due persone gli hanno sbattuto la testa contro il muro minacciandolo perché si occupa di tematiche legate al mondo dell’omosessualità e gli hanno intimato di smetterla.

Il giovane, che è stato portato all’ospedale dove è stato giudicato guaribile in sette giorni, ha sporto denuncia contro ignoti. E dopo il raid neonazista al Pigneto, Floris ha parlato di “correlazioni” tra i due fatti. “Credo che sia la stessa corrente di persone, che oltre ad aver aggredito me e di infondere terrore nel mondo omosessuale, si sia ora concentrato sugli extracomunitari – ha affermato – La mia convinzione – proprio guardando le immagini televisive e ascoltando le dichiarazioni rilasciate sul posto da testimoni, è che gli aggressori appartengano alla stessa matrice”.

DeeGay.it è un portale che co-produce una trasmissione con Radio Città Futura, Eco tv e Nessuno tv.

Intervista a Giorgio Bocca

Rinaldo Gianola – da L’Unità

«Roba da pazzi. Il sindaco Alemanno vuole dedicare una strada ad Almirante, uno che fucilava i partigiani. Anzi no, mi sbaglio: non sono matti. È una provocazione, la provocazione di chi si sente vincitore e può fare quello che vuole». Giorgio Bocca, partigiano e giornalista, è uno dei pochi intellettuali in giro che si oppone alla revisione fai-da-te della storia e che, nonostante l’aria che tira, ha ancora il coraggio di difendere la Resistenza, la Costituzione repubblicana basata sull’antifascismo. Purtroppo non si fa illusioni, «l’Italia e gli italiani sono così…».

Bocca, ci tocca vedere pure questa: una strada intitolata ad Almirante.

«Non c’è niente di strano. I fascisti sono al governo, hanno vinto e vogliono far vedere quello che sanno fare. L’altra sera, dopo il consiglio dei ministri a Napoli, ho letto che Berlusconi è andato a far festa con Gasparri. Capito? I fascisti si sono riciclati, adesso fanno i ministri, hanno il potere, sono tornati in forze e, come hanno detto, non si sentono più figli di un dio minore».

Ma Almirante…

«Almirante è sempre stato un fascista: un difensore della razza, un repubblichino di Salò che partecipava ai rastrellamenti di partigiani in val Sesia. Adesso lo celebrano, andiamo bene… Siamo a un’altra svolta. L’Italia è sempre la stessa: trionfano il conformismo e il trasformismo. Oggi c’è un altro cambio di stagione».

È la fine di una storia?

«Lo ha detto Fini, diventato presidente della Camera: “Con me finisce il dopoguerra”. Voleva dire che finisce anche l’antifascismo. E quindi possono dedicare le strade a chi vogliono»

Possibile che una notizia del genere non desti qualche reazione, magari una protesta della sinistra…

«La sinistra? Perchè, c’è ancora la sinistra? Ho l’impressione che pur di campare la sinistra, o quel che rimane, sia disposta a tutto. Bisogna mangiare nella greppia del potere per tirare avanti».

E l’antifascismo della Costituzione?

«Se oggi dici che sei antifascista rischi di trovare qualcuno che ti ride in faccia, i valori sono andati a farsi benedire. Ma con chi te la prendi? I fascisti sono diventati tutti filoisraeliani, parlano pure del 25 aprile come se fosse la loro festa. E tutto fila liscio, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Allora ci sta anche la strada per un fucilatore di partigiani».

Deluso?

«Molto di più. Sono appiattito, sotterrato, sono quasi morto. Dal punto di vista politico uno con la mia storia è finito. Non mi riconosco in questo paese, nei “valori” che esprime questa classe dirigente. La mia storia è scomparsa. Io sono uno di quelli che si è battuto per il ritorno dell’Italia alla democrazia, per la sconfitta della dittatura fascista, difendo la memoria della stagione partigiana che riscattò questo Paese. Ma oggi sono uno sconfitto, hanno vinto loro. Basta guardarli. Ormai si è stabilito che la democrazia è una parvenza, un’illusione. E, forse, è vero».

E quest’Italia assorbe tutto, senza mai destarsi?

«Gli italiani sono trasformisti, sempre gli stessi, stanno con chi vince. Magari una volta c’era qualche speranza, qualche principio per cui battersi. Forse anche noi partigiani ci eravamo illusi di cambiare il Paese. L’altro ieri Berlusconi ha detto alla Marcegaglia che le proposte di Confindustria sono il programma del suo governo. Ma ci rendiamo conto? Come fa il capo del governo a dire una cosa del genere? Quando mai nella nostra storia abbiamo pensato che la Confindustria fosse il Paese? E la Marcegaglia, la raccomando… Ha fatto un intervento per accusare tutti, senza un cenno autocritico, senza un rimorso su quanto sta accadendo. Questi capitalisti pensano di essere sempre nel giusto, di non aver nessun difetto».

E invece?

«Il capitalismo è sopravvissuto al comunismo, ma non è scevro di gravi difetti. È un sistema in crisi, ci sta togliendo l’acqua, l’aria per vivere. Stiamo sulla stessa barca e stiamo affondando, tutti felici in questo globalismo catastrofico. Noi italiani facciamo finta di niente, ma stiamo precipitando. E ora è comparso il segno del precizio».

Quale?

«La scelta di tornare al nucleare. Una follia. Ricadiamo nello stesso errore che avevamo evitato, per un colpo di fortuna, vent’anni fa. E il bello è che torniamo al nucleare con le stesse motivazioni di allora, “perchè ci serve”. Ci siamo dimenticati tutto. A questo punto ci meritiamo le centrali nu

Nuove tensioni politiche a Roma.

Dopo i fatti del Pigneto, questa mattina ci sono stati scontri in via Cesare De Lollis, davanti all’università La Sapienza. “Stavamo attaccando i nostri manifesti dopo che per tutta la notte Forza Nuova ha attaccato i suoi davanti all’università, e all’improvviso sono arrivati i fascisti. Un nostro compagno è stato accoltellato e altri si sono ritrovati con la testa spaccata”, hanno raccontato gli appartenenti ai Collettivi di sinistra.

Ma secondo le ricostruzioni degli investigatori le cose sarebbero andate diversamente: il gruppo dei giovani di sinistra stava strappando i manifesti di protesta appesi all’università da Fn contro l’annullamento del convegno sulle foibe. I militanti di destra non avrebbero risposto subito alla provocazione. La rissa è scoppiata all’arrivo di una macchina carica di altri militanti di Fn armati di spranghe e coltelli. Il tutto si è consumato in una decina di minuti, coinvolgendo una ventina di militanti antifascisti e un gruppo di cinque ragazzi di estrema destra.

Gli studenti dei Collettivi, che nel pomeriggio hanno organizzato una conferenza stampa, insistono: “E’ stata un’aggressione a freddo, non erano studenti perché avevano sicuramente più di trent’anni”. Intando chiedono le dimissioni immediate del preside Guido Pescosolido, che aveva autorizzato il convegno sulle foibe, e danno appuntamento a domani per un’assemblea sulla sicurezza, mentre per giovedì hanno indetto un presidio davanti alla facoltà di Lettere.
“Sono fatti di una enorme inciviltà. Uno la può pensare come vuole politicamente, ma non si può aggredire qualcuno solo perché attacca dei manifesti”. E’ il primo commento del prorettore dell’ateneo Luigi Frati che aggiunge: “A questo punto, ritengo di aver fatto bene a revocare la manifestazione”.

I feriti. Sarebbero almeno 7 feriti, di cui quattro sono stati portati al Policlinico Umberto I. “Si tratta di codici gialli – fanno sapere dall’ufficio stampa dell’ospedale – Uno ha una spalla lussata, altri hanno ferite alla testa, non profonde. Sembra che abbiano subito delle sprangate”. Tra i ragazzi soccorsi due appartengono alla fazione di destra e due ai Collettivi di sinistra. Sono stati dimessi alle 16.00 con prognosi da 5 a 20 giorni.

I fermati. Uno dei due fermati condotti in Questura è Martin Avaro responsabile della sezione piazza Vescovio e coordinatore provinciale di Forza Nuova. Martin Avaro, tra i protagonisti del film di Claudio Lazzaro “Nazirock”, era già stato coinvolto nell’inchiesta sul raid avvenuto nel parco di Villa Ada l’estate scorsa.

La tensione dei giorni scorsi. A scaldare gli animi era stata ieri un’iniziativa del prorettore vicario Luigi Frati, che aveva revocato l’autorizzazione concessa dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia a una conferenza sulle Foibe, alla quale avrebbe partecipato Roberto Fiore, segretario nazionale del movimento di destra Forza Nuova.

Il sindaco di Roma. Da Palermo interviene il sindaco Gianni Alemanno: “Le violenze a Roma sono da condannare senza alcun attenuante. L’università La Sapienza non può essere luogo di scontro e di violenza politica”. Secondo Alemanno sono false le voci di un clima di violenza e intolleranza diffuso nella capitale. “Ci sono in giro degli imbecilli pericolosi che vanno isolati – dice il sindaco – i responsabili di questa aggressione devono essere assicurati alla giustizia e messi in condizione di non nuocere”.

Le reazioni. “Il governo riferisca al Parlamento sull’aggressione avvenuta questa mattina in via De Lollis”. Lo chiede nell’Aula della Camera Roberto Giachetti del Pd. “C’è una crescente tensione in un clima di violenza e intimidazioni che richiede una risposta decisa”, aggiunge Marco Minniti del Pd. Preoccupato il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti. “Abbiamo assistito a un’escalation di violenza che la città non può sopportare – fa sapere – non possiamo permettere passi indietro per recuperare odiose ideologie”. Paolo Ferrero, esponente del Prc, rincara la dose: “Siamo in piena emergenza sicurezza – ha commentato – i fascisti e le loro squadracce devono essere subito isolati”. Si scaglia contro il sindaco il Pdci, che sostiene: “Dopo la vittoria di Alemanno, fatti del genere sisusseguono e hanno come obiettivo immigrati, gay e giovani di sinistra”.
Toni più cauti arrivano dal centrodestra. “Alcune frange isolate di estremisti, di destra e sinistra, vivono fuori dal tempo e pensano di contendersi il consenso studentesco attraverso la violenza”, commenta Azione universitaria. “Esistono tensioni”, ammette Marco Pomarici, presidente del Consiglio comunale di Roma, che ammonisce: “La politica ne deve prendere atto contribuendo ad abbassare i toni e a stemperare le polemiche”.