Pro-Memoria

Caro Padellaro,

dopo l’ennesima aggressione fascista, nella città di Roma, all’Università “La Sapienza”, credo che il PD e tutte le forze democratiche italiane debbano intervenire in modo netto e forte, convocando nella Capitale una grande manifestazione nazionale antifascista. Credo che anche un giornale, come “L’Unità”, per prestigio e storia democratica, potrebbe farsi promotore dell’iniziativa.

Sono personalmente sgomento e preoccupato, avendo vissuto, da giovane

militante del PCI la stagione della violenza scatenata dall’ “MSI” di Almirante, il campione di “democrazia”, al quale con tanto sussieguo il sindaco di Roma Alemanno vuole intestare una strada, usando il paravento di Craxi e di Enrico Berlinguer.

Dire però, di essere sorpreso da tale violenza, affermerei il falso, in quanto temevo una recrudescenza in negativo della destra fascista ed estrema, che oramai si sente istituzionalizzata, avendo votato sia per Alemanno sindaco di Roma, che per Berlusconi Primo Ministro.

Non vedo un futuro democratico e pacifico per il nostro Paese, se siamo acquiescenti verso tali e gravi accadimenti e non provvediamo a stroncarli sul nascere. Non dimenticando che da tempo Roma è diventata il triste ed inquietante teatro di violenze fasciste.

Dobbiamo essere noi, come democratici, a mobilitarci ed a respingere questi attacchi. Infatti, nessuna comprensione può venire a riguardo da parte di un governo, che ha sdoganato e messo in circolo i fascisti di sempre, attingendo da essi voti a piene mani.

Cordiali saluti

Meglio tardi che mai

Fiano (Pd) ha letto un testo del 1942 tratto da La difesa della razza: «Porre un altolà a ebrei e meticci»

ROMA – Interviene anche Gianfranco Fini nella polemica su Giorgio Almirante, di cui oggi sarà presentata a Montecitorio la raccolta dei discorsi parlamentari del leader del Movimento sociale italiano e al quale il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, vorrebbe intitolare una strada, ipotesi contro la quale si è detta nettamente contraria la comunità ebraica della capitale. Il presidente della Camera, che è stato il delfino di Almirante e il suo successore alla guida dell’Msi, ha riconosciuto che alcune frasi da lui pronunciate e scritte in epoca fascista «sono certamente vergognose» ed «esprimono un sentimento razzista che purtroppo in quell’epoca tragica albergava in tanti e troppi esponenti che in alcuni casi si allocavano a destra, in altri in altre formazioni politiche».

DIFESA DELLA RAZZA – Il commento di Fini è avvenuto dopo che Emanuele Fiano (Pd) aveva letto in aula alcune frasi di un testo di Almirante pubblicato nel maggio 1942 sulla rivista La difesa della razza, di cui Almirante era vice direttore, in cui poneva la necessità di «porre un altolà ai meticci e agli ebrei». «Ho visto manifesti a Milano secondo cui noi italiani dovremmo essere orgogliosi di Almirante, di cui dovremmo ricordare la figura», ha detto il deputato, che è di religione ebraica. Dopo aver letto il breve testo sul razzismo, Fiano ha concluso: «Ringrazio chi ha avuto l’idea di dedicare una strada a Giorgio Almirante per non dimenticare. In effetti noi non lo dimenticheremo mai».

No a una “Via Giorgio Almirante” a Roma

Una netta presa di posizione contraria all’idea di intitolare una via della Capitale a Giorgio Almirante è stata sottoscritta unitariamente a Roma il 27 maggio 2008 dalle organizzazioni che si rifanno alla Resistenza. Analoga presa di posizione è stata espressa lo stesso giorno dal rappresentante della Comunità ebraica romana. Pubblichiamo il testo della lettera aperta inviata al Sindaco Gianni Alemanno.

Al Sindaco di Roma
On. Gianni Alemanno

L’intitolazione di una strada o di una piazza è un momento importante, indica anche alle future generazioni un esempio, un modello di vita e di cittadinanza. La scelta dei nomi da dare ai luoghi pubblici è dunque occasione per una riflessione sulla storia e sulla identità di una nazione, sul suo passato e sul suo futuro. Non ci appassiona un confronto toponomastico sulla storia del paese e su possibili equiparazioni o giudizi tra protagonisti di vicende del passato.
Per queste ragioni, ci sembra del tutto improponibile intitolare una via della capitale a un uomo politico come Giorgio Almirante che ha partecipato come protagonista alla rivista del nascente razzismo fascista (La difesa della razza, di cui è stato segretario di redazione). Ha quindi contribuito in prima persona a quella persecuzione antiebraica che è stato “il male assoluto”, come ha riconosciuto anche il Presidente della Camera Gianfranco Fini.
Ha poi svolto un ruolo importante nella Repubblica di Salò, in cui è stato capo di gabinetto del Ministro Mezzasoma. Firmò allora anche il bando di fucilazione dei giovani italiani che rifiutavano di arruolarsi nell’esercito della Rsi per combattere assieme ai nazisti. Nel dopoguerra ha fondato il Movimento sociale italiano – che si richiamava sin dal nome alla Repubblica sociale. Non sono questi gli esempi, ci sembra, da dare ai giovani e ai futuri cittadini, invitiamo quindi il sindaco Alemanno a mantenere il suo impegno a essere sindaco di tutti, attento garante del tessuto democratico della città.

ANED (Associazione nazionale ex deportati) sede provinciale di Roma
ANEI (Associazione nazionale ex internati)
ANPI (Associazione nazionale partigiani d’Italia) sede provinciale di Roma
ANPPIA (Associazione nazionale perseguitati politici antifascisti) sede provinciale di Roma
FIAP (Federazione italiana associazioni partigiane)
IRSIFAR (Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza)
Circolo “Gianni Bosio

Lettera di un nostro lettore

Quest’anno, la Prima Festa Nazionale dell’ANPI, 20/22 giugno 2008, a Gattatico (RE), sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, assume un significato amplissimo, sia per la valenza intrinseca dell’Associazione dei Partigiani, sia perché la festa ricorre in un momento storico non particolarmente esaltante, dove la normale convivenza civile del popolo italiano viene messa in discussione da spunti sempre più crescenti di xenofobia e dalla ricerca spasmodica di interessi individuali.

Tra l’altro, preoccupa il graduale riconoscimento del fascismo da parte di coloro che nell’oggi ricoprono incarichi governativi ed istituzionali. Come se tale odioso movimento, che generò l’unico regime dittatoriale del nostro Paese, rendendosi responsabile di persecuzioni contro gli oppositori e sopprimendo ogni tipo di libertà, possa ricevere la stessa dignità delle altre forze politiche democratiche.

Ben conosciamo la storia e tutti i passaggi, che portarono alla liberazione della Nazione e quali furono i partiti politici, che contribuirono alla riconquistata democrazia ed alla stesura della nostra Costituzione.

Proprio per queste ragioni, così nobili ed inconfutabili, la Resistenza e l’ANPI, che così degnamente la rappresenta, non sono, in alcun modo, qualcosa di statico nel tempo ed avulso dal presente, che stiamo vivendo. Anzi, più di ieri, alla presenza di rinnovati pericoli per la democrazia, abbiamo necessità di attingere a quegli ideali di libertà, perché essi rappresentano l’unica strada maestra da percorrere verso un reale progresso di civiltà e di conoscenze. Per tutti gli anni che verranno.

Ed ogni generazione, che succederà all’altra, dovrà sempre dire grazie ai Partigiani, per il generosissimo contributo versato, in quanto pienamente consapevoli essi che un’Italia senza libertà, sotto il tallone del nazi-fascismo, era diventata ormai una ben misera cosa, una plaga popolata di ombre brancolanti, con l’aggravante di una guerra distruttiva.

Onore dunque, ai combattenti per la libertà, che ci consegnarono un Paese diverso, pieno di speranze, di operosa fattività e di solidarietà, nel senso del raggiungimento del bene comune.

Non ci rimane che rimanere fedeli a queste linee guida e sempre vigili, in quanto ci sono corposi tentativi reazionari, che vorrebbero ridisegnare il Paese in un modo diverso e definitivo.

Altre minacce di morte

Minacce di morte al presidente Anpi

 

Il presidente provinciale dell’Anpi, Giacomo Notari, è stato a lungo incerto se renderlo pubblico, poi ha deciso che era giusto farlo sapere. Tre mesi fa, rientrato dai funerali del professor Ermanno Dossetti, ha ricevuto una telefonata di pesanti minacce nella sua abitazione di Marmoreto di Busana. Minacce originate da un evidente odio politico, con una chiara allusione alla lotta antifascista dei partigiani reggiani. ‘Siete dei criminali – ha detto una voce maschile sconosciuta -. Avete ucciso 500 persone, prepari il suo funerale’. Prima che il presidente dell’Anpi avesse il tempo di replicare alcunché, l’interlocutore ha chiuso la comunicazione. Lì per lì Giacomo Notari non ha dato peso alla cosa, che comunque aveva creato qualche apprensione alla moglie, la prima a sollevare la cornetta, ma poi ha deciso di presentare denuncia ai carabinieri della stazione di Collagna. ‘Dopo tanti anni dalla fine di quella guerra – commenta il presidente dell’Anpi – la democrazia ha radici profonde, anche se qualche nostalgico pronuncia minacce di questo tipo’. Notari, che ha militato nelle file della 145° Brigata Garibaldi quando aveva 17 anni di età, ha partecipato alla difesa della centrale elettrica di Ligonchio, è stato sindaco di quel paese per 12 anni e poi assessore provinciale. Da sei anni è il presidente dei partigiani reggiani. Dice di non aver mai ricevuto minacce in precedenza. Un brutto episodio, sul quale si spera possa essere fatta luce.

Adesioni Festa Nazionale ANPI

Hanno dato la loro adesione alla 1ª Festa Nazionale ANPI

Eraldo Affinati, scrittore

Aldo Agosti, storico

Omero Antonutti, attore di cinema e teatro, doppiatore

Pablo Luis Avila, Università di Torino

Rita Baldini, doppiatrice cinematografica, del Sindacato attori italiani

Luca Barbarossa, cantautore

Banda Bassotti, gruppo musicale

Paolo Beni, Presidente nazionale ARCI

Giorgio Bergonzi, insegnante

Cloris Brosca, attrice

Enrico Capuano, musicista

Umberto Carpi, Università di Pisa

Giulietto Chiesa, giornalista

Don Luigi Ciotti, Presidente di “Libera”

Carlo Azeglio Ciampi, Presidente emerito della Repubblica

Tiziana Colusso, scrittrice, del Sindacato nazionale Scrittori

Coordinamento Toscano dei Comitati “Salviamo la Costituzione”

Coordinamento Rimini “Salviamo la Costituzione

Casa del Vento, gruppo musicale (combat folk)

Lorenzo D’Andrea, pittore

Giancarlo De Petris, Università di Torino

Oliviero Diliberto, Segretario PdCI

Guglielmo Epifani, Segretario Generale CGIL

Vasco Errani, Presidente Regione Emilia-Romagna

Carlo Feltrinelli, editore

Anna Finocchiaro, Capogruppo al Senato del Partito Democratico

Sergio Fiorentini, attore

Daniele Formica, attore

Carla Fracci, danzatrice classica e Beppe Menegatti, regista

Rosario Galli, regista, sceneggiatore e attore

Carlo Ghezzi, Presidente Fondazione “Di Vittorio”

Franco Giordano, Segretario PRC

Margherita Hack, astrofisica

Pietro Ingrao, politico e scrittore

Lillo & Greg (Claudio Gregori e Pasquale Petrolo), attori

Pietro Maccarone, scrittore

Daniele Maggioli, cantautore

Lucio Manisco, giornalista

Inge Manzù, presidente della Fondazione Giacomo Manzù

Simona Marchini, attrice

Piero Marrazzo, Presidente Regione Lazio

Sonia Masini, Presidente della Provincia di Reggio Emilia

Mita Medici, attrice

Gianni Minà, giornalista

Giuliano Montaldo, regista

Pino Nazio, giornalista

Maso Notarianni, Emergency

Alessandro Occhipinti, attore e produttore

Grazia Paoletti, economista

Matteo Renzi, Presidente Provincia di Firenze

Stefano Rodotà, politico e docente universitario

Anna Salerno, responsabile del Parco storico di Monte Sole (Marzabotto)

Chiara Salerno, attrice

Giulio Scarpati, attore

Libero Seghieri, ricercatore

Daniele Sepe, sassofonista e compositore

Marina Sereni, vice Presidente deputati PD

Renato Soru, Presidente Regione Sardegna

Rosetta Stame, Presidente ANFIM (Ass. Naz. Famiglie Italiane Martiri)

Giuseppe Tamburrano, Presidente Fondazione “Pietro Nenni”

Fausto Tarsitano, avvocato

Nicola Teti, editore

Pia Toti Abelli, scrittrice

Franco Trevisi, attore

Guido Vaglio, Direttore del Museo Diffuso della Resistenza, deportazione, guerra, diritti e libertà, di Torino

Giuliano Vassalli, Presidente emerito Corte Costituzionale

Saverio Vertone, scrittore

Walter Veltroni, Segretario Partito Democratico

Nichi Vendola, Presidente Regione Puglia

Sergio Zavoli, scrittore

Yo Yo Mundi, Gruppo Musicale

Cisco Bellotti, Cantautore

Massimo Zamboni, Musicista

Modena City Ramblers, Gruppo Musicale

Rocco Papaleo, Attore

Radiodervish, Gruppo Musicale

Caparezza, Cantautore

Andrea Rivera, Comico

Luciana Littizetto, Comica

Continua la discussione su Sant’Anna

Spike Lee: “Caro Bocca io non sono suo nemico”

di SPIKE LEE

Caro Giorgio Bocca, ho letto ieri con grande interesse il suo intervento. Credo che lei si riferisca ad una mia dichiarazione a proposito dei “partigiani che fuggivano sulle colline dopo gli attacchi ai tedeschi” fuori dal contesto in cui è stata pronunciata, ovvero durante una conferenza stampa a Roma e un convegno accademico a Firenze (dal titolo “Cinema e Memoria”, organizzato da Mediateca Regionale Toscana).Signor Bocca, io non sono suo nemico. Io non sono nemico dei partigiani. Il mio discorso completo esprimeva il concetto che i partigiani non erano universalmente amati dalla popolazione italiana. Del resto, come poteva essere diversamente, visto che l’Italia si trovava nel pieno di una guerra civile, con famiglie lacerate, fascisti contro partigiani? Conosco la storia. Stavo facendo un esempio di guerra con tecniche di guerriglia. Le tattiche usate dai partigiani contro i nazisti sono le stesse usate da Fidel e dal Che a Cuba, dall’Anc nel Sudafrica dell’apartheid, dai Vietcong in Vietnam, dai Mau Mau in Kenya e dai miei antenati contro gli schiavisti in America.

Signor Bocca, lei crede veramente che io stessi condannando queste tattiche? Crede onestamente che le mie simpatie vadano alla 16ma Divisione delle SS che il 12 agosto 1944 a Sant’Anna di Stazzema massacrò 560 italiani innocenti, tra vecchi, donne e bambini?

Il suo articolo mi fa pensare che lei non abbia visto il film. Spero che abbia occasione di vederlo presto in modo tale da poter giudicare personalmente e non sulla base di una citazione mal riportata.

James McBride, l’autore del romanzo e sceneggiatore del film, ed io abbiamo entrambi sottolineato che “Miracolo a Sant’Anna” è un opera di finzione ispirata a fatti storici. Per questo abbiamo inserito un cartello all’inizio del film che lo dichiara. Crediamo sinceramente che l’unico fatto su cui tutti siamo d’accordo è che 560 esseri umani sono stati massacrati dai nazisti. Al di là di ciò, ognuno ha la sua teoria e il suo punto di vista. Questo, semplicemente, è il nostro film.

Le reazioni viscerali di questi giorni mi fanno pensare che la profonda ferita apertasi in Italia durante la Seconda guerra mondiale non si sia ancora rimarginata. Signor Bocca, io rispetto profondamente il suo ruolo nella Storia di combattente per la libertà, ma vorrei ricordarle che la sua guerra non è contro di me.

 

Caro Spike Lee, ecco perché io partigiano sparavo e fuggivo di GIORGIO BOCCA

 

UN REGISTA cinematografico, Spike Lee, in cerca di pubblicità per il suo film sulla strage nazista di Stazzema ripesca i luoghi comuni dell’attesismo e del revisionismo antipartigiano e i giornali disponibili al riflusso neofascista li pubblicano con risalto. Che barba! Che pena! Val la pena di rispondere al signor Spike Lee? E’ un dovere storico anche se probabilmente inutile. Spike Lee dice: “Dopo gli attentati i partigiani fuggivano sulle montagne lasciando la popolazione civile esposta alle rappresaglie tedesche”.

Spike Lee ha una idea sia pur labile di cosa è la guerra partigiana in ogni tempo e in ogni luogo? E’, per l’appunto, ricorrere alla sorpresa, evitare di essere agganciati da un nemico superiore in numero e armi, mordere e fuggire al duplice intento di far del male al nemico e di sopravvivere. Questi sono i fondamentali di ogni resistenza armata, l’alternativa è una sola: rinunciare alla lotta di liberazione, accettare l’attesismo che fa comodo all’occupante.

Abbiamo dovuto scegliere subito, sul campo fra attesismo e lotta armata. Chi c’era allora, sul campo, scelse la lotta armata perché l’attesismo era una falsa alternativa, se si stava fermi e zitti e buoni vinceva il nemico nazista, vinceva il terrore.

Spike Lee dice che fu il maresciallo Kesselring a dettare il codice delle rappresaglie: “Ogni soldato germanico ferito o ucciso verrà vendicato cento volte”. Ma non fu Kesselring a stabilire la punizione terroristica, fu il comando della Wehrmacht, fu Hitler. L’attesismo era la resa senza condizione a un nemico che disponeva della vita e della morte di ogni italiano e che procedeva con i suoi “verboten” alla nostra servitù totale: proibito riunirsi, proibito informarsi, proibito avere ospiti, proibito aver piccioni viaggiatori, proibito tutto.

Nel film di Spike Lee sostiene la versione falsa che la strage di Stazzema, le centinaia di donne e bambini trucidati, fu “colpa” di una sentinella partigiana che non aveva avvisato i compagni dell’arrivo delle SS.

Spike Lee si scusa dicendo di aver seguito la sceneggiatura di James Mc Bride che a sua volta così si giustifica: “Chiedo scusa se ho urtato la suscettibilità e la sensibilità dei partigiani. Ma la mia storia è una finzione, una versione romanzata che scrissi dopo una visita a Sant’Anna di Stazzema dove nessuno parlava più dell’eccidio”. Spike Lee ha aggiunto: “Faccio questo mestiere da ventitré anni, sono un artista che prende i suoi rischi, non è che per delle recensioni negative mi suicidi”. Ma una tragedia come quella di Stazzema non la si inventa o non la si cambia per fare un film.

Tutti i giornali italiani hanno titolato la notizia riportando le parole di Spike Lee. “I partigiani? Spesso fuggivano, abbandonavano le popolazioni alle rappresaglie”. Chi è stato partigiano sarà “suscettibile” ma capisce che il vento è cambiato, che il rispetto e la riconoscenza per chi ha messo a rischio la sua vita per la libertà di tutti, hanno lasciato il campo alla diffamazione e alla ostilità.

E’ un cambiamento sgradevole ma prevedibile. Un giorno della primavera del ’45 ero assieme a Livio Bianco sul monte Tamone in val Grana da cui si vede la pianura e la città di Cuneo. Indovinando il mio pensiero Livio disse: “Andrà già bene se non ci metteranno in galera”. I prudenti, i vili, la maggioranza non perdonano alle minoranze di aver avuto coraggio o semplicemente il senso di un dovere civico. Ci sono anche da noi molti antipartigiani semplicemente per una questione anagrafica, di non aver potuto per ragioni di età partecipare alla Resistenza. Ci sono molti antipartigiani che vedono nei partigiani un reducismo privilegiato e fastidioso. Curioso reducismo. Curioso privilegio. Cinque anni dopo la liberazione i carabinieri della val Maira riferivano sul mio conto a un magistrato: “Si ricorda che circolava armato con atteggiamenti spavaldi”. E anche io, come dice Spike Lee, sparavo e poi scappavo.

 

Per in nostri lettori Americani

Dear Mr. Lee, my name is Didala Ghilarducci. I am a former partisan. My husband, Chittò, was killed by the Nazis in the Versiliese mountains a few weeks after the massacre of Sant’Anna di Stazzema, in that terrible August of ’44.

I resolved to write to you because of what I read in the newspapers about the film you are shooting. It makes me feel my heart heavy as a boulder. It seems that your movie might reinforce the false argument that the massacre was accomplished because of partisan research in the village. It is an untrue argument that critics of the Resistance have always claimed to blame partisans for the massacre. Maybe you do not care of rumors about the content of the scenes taken in Sant’Anna, but they generated a painful anxiety in the men and women of the Italian Resistance.

I know that you are a great director, and that in your movies you are always able to narrate tragedies, pain and oppression that moved us and increased awareness among citizens here in Europe too. For that I am especially grateful. I fought for years for democracy, civil rights and freedom so that I feel close to whoever is fighting and complaining about injustice and oppression. Precisely for this reason I would like to be so good not just to explain, but to let you really feel in some way why any deceitfulness, any adjustment of what happened at Sant’Anna di Stazzema, is for me, for all of us, absolutely unacceptable.

You should understand that, when a whole community has experienced such a deep and traumatic grief, people develop about that event a sensitivity that is further exasperated by the pain that still burns into the flesh after sixty years. To narrate your story — a story that is important not only for your country — you chose to stop at that small square in front of the church, in Sant’Anna. It is a place that I, like others, saw in its real and unspeakable horror in 1944. The wind may have taken away the ashes of that fire towards the woods and the sea, but the anguish, the tears and the blood remain curdled there, and will remain there in time and in our consciences of men and women.

If you, gentle director, will focus on this thought, then you will understand that it is not possible to narrate a different death for that square. We cannot do it for the victims, and we cannot do it for the boys and girls of Resistance who rest in the mountains to remember us forever the horror of war and the high price of freedom. If you steal their history, then we bereaved them of the sense of their death. And this is not possible in that square. Maybe in another, one rebuilt elsewhere on the scene, but not there. I sincerily cannot imagine that in order to tell a story of rights and people we have to deny their story to other victims.

So, kind Sir, I have opened you my heart, hoping that in some way you can give us a sign that could tell us that the arduous path of civil engagement and reconciliation that we looked for and covered in these sixty years as a community and people, will not be dispersed.

Punti di vista….

Io sono un antifascista iscritto all’ANPI, ovvero un non Partigiano, e onestamente non capisco due cose delle parole di pansa:

1) il livore con il quale si scaglia nei confronti della nostra associazione, non lo capisco perchè, pur non stimandolo e non apprezzando il suo lavoro che porta avanti come negazionista della Resistenza, mai l’ANPI si è permessa di dare giudizi personali sulla sua persona.

2) Come fa dire chi siamo e cosa facciamo se mai si è visto alle nostre riunioni, alle nostre assemblee alla nostra festa, se mai ha chiesto quello che facciamo tutti i giorni, MAI!!!

Da giovane noto e vedo la grande differenza di stile tra il pansa e Ennio Mancini… è una questione di semplice educazione e umanità

Dal sito di Repubblica.it

“L’Anpi non conta niente, e’ solo una piccola setta politica nata da una scissione delle associazioni di partigiani. Oggi e’ una setta di fanatici che vedendo sparire per motivi anagrafici molti associati ha aperto le iscrizioni ai giovani e sono entrati molti no global”. Va giu’ duro il giornalista e scrittore Giampaolo Pansa, intervenuto in diretta nella trasmissione ‘Viva voce’ su Radio 24 e dedicata alle polemiche suscitate dal film di Spike Lee, ‘Miracolo a Sant’Anna’, da oggi in 250 cinema italiani. L’Associazione nazionale partigiani italiani (Anpi) ha attaccato il regista americano accusandolo di aver inserito la figura di un partigiano traditore che non risulta dagli atti processuali, stravolgendo cosi’ parte della storia tragica della strage di Sant’Anna di Stazzema, quando il 12 agosto 1944 ben 560 civili furono massacrati dai tedeschi. “Le dichiarazioni di Spike Lee sul fatto che dopo gli attentati molti partigiani scappavano sono banali. E’ ovvio che la strategia di una guerriglia e’ quella del mordi e fuggi. Ma e’ anche vero – aggiunge Pansa – che i civili a volte sono stati messi in difficolta’ con un calcolo politico ben preciso. Diceva De Felice, grande storico del fascismo, che la popolazione italiana era una grande zona grigia che non stava ne’ con i partigiani ne’ con i fascisti. Per provocare una rivolta, alcuni capi delle formazioni partigiane legate ai comunisti a volte hanno attuato proprio una strategia mirata a provocare la reazione dei nazisti, nella speranza che la popolazione si sollevasse”. La replica di Ennio Mancini, sopravvissuto alla strage di Sant’Anna (aveva 7 anni) e dirigente dell’Anpi di Pietrasanta, e’ ferma e pacata: “Vorrei dire al signor Pansa che sono scampato all’eccidio di Sant’Anna e che, come molti altri membri dell’Anpi, non esco dai centri sociali. In quanto alle polemiche sul film – spiega – hanno un motivo ben preciso: ho letto il libro e so bene qual e’ la tesi trattata ed e’ falsa. Conosco le storie che si raccontano su quella strage. Il problema e’ che non si parla dei fascisti che hanno portato i nazisti fino al paese, ma sempre dei partigiani che hanno tradito”.

Un commento di Ivan della Mea

Registro una ripresa di attività dell’Anpi soprattutto, per quanto ne so, in area toscana.
Fosdinovo 1, 2, 3, 4 agosto: l’associazione Archivi della Resistenza, tutti giovani, alcuni giovanissimi, in collaborazione con l’Anpi e altre istituzioni, hanno organizzato la quarta edizione di Fino al cuore della rivolta. Festival della Resistenza, una quattro giorni durante i quali si è ragionato e cantato avendo come tema portante l’ora e sempre Resistenza di Piero Calamandrei. Lì ho conosciuto i compagni resistentissimi Paolino e Luigi, ultranovantenne il primo, ultraottantenne il secondo: due splendidi incontri di cui ho già detto su questo giornale.
Merizzo, paesino nel cuore della Lunigiana, 23 agosto, un sabato, tre ragazze, giovanissime, già attive a Fosdinovo; da tre anni, vado di memoria, organizzano una giornata, quella, dedicata alla Festa del partigiano. Ci va un bel po’ di gente sia dell’Anpi, sia ex partigiani, sia giovani, tanti. Dibattito acceso, perché se tanto tanto, meglio poco poco, sfiori il tema della «Resistenza tradita» immediatamente da alcuni questo viene letto come un attacco al Pd e una signora si alza e viene da me e mi dice che è ora di finirla con gli attacchi al Pd e me lo dice a brutto muso e io le rispondo che, per vero dire, il Pd mai è stato nominato nel dibattito e che, cionondimeno, i valori della Resistenza e della Costituzione più volte sono stati attaccati dal centrodestra e sono costantemente sotto attacco da parte di Berlusconi e del berlusconismo che è affatto trasversalissimo e che a fronte di questi attacchi non registro una significativa resistenza: non da parte della sinistra largamente intesa e ancor meno, questa volta lo dico, da parte del Pd. Il dibattito si fa accesissimo. Alla fine, concludo dicendo «meglio parlarsi a muso duro magari ma parlarsi».
Altre iniziative sono state organizzate. Marcia antifascista sui sentieri della memoria a San Giuliano (Pisa), oggi. Dibattiti sul film, per lo più contro, di Spike Lee sulla strage di Sant’Anna di Stazzema. Anche della strage di Marzabotto si è detto: chi ne ha scritto ha ignorato che il primo documento su questa strage fu un libro, «Marzabotto parla di Renato Giorg», pubblicato nel 1955 dalle Ed. Avanti! e l’elenco, cognomi, nomi, età, dei 1830 assassinati, «per la maggior parte donne, bambini e vecchi»: fare memoria corretta è fare Resistenza.
Bon, questa ripresa dell’antifascismo praticato ha una sola motivazione politica e culturale: da più parti c’è chi legge nel nostro presente una vera e propria ripresa vieppiù montante del fascismo e in particolar modo del razzismo… e si oppone mettendo in gioco sia la propria soggettività antagonista perché divenga collettività, coscienza e cultura da diffondere, lotta politica da fare senza se e senza ma. Non vedo per ora una capacità della sinistra di rapportarsi, da pari a pari e dunque tra pari, con questi fermenti. Ma non dispero, non ancora. E ritengo che il fare per «il manifesto», per assicurarne la sua presenza viva e vitale, sia cosa della nuova Resistenza: senza se e senza ma.