Atti vandalici a Viareggio

Viareggio. I fascisti hanno imbrattato la saracinesca del nostro Circolo in via del Terminetto 35, con i loro lugubri e criminali simboli proprio sull’immagine del partigiano “Ciacco” e danneggiato la targhetta del Circolo.
I fascisti di oggi, sdoganati da ogni parte del potere, si rifanno ai fascisti che, nell’estate del ’44, conducevano i nazisti delle SS a compiere le stragi nelle nostre zone.
Si rifanno a quel regime, persino nei comportamenti, nei saluti, nella simbologia.
Di fronte a queste spicciole e basse provocazioni, per non parlare dell’ultimo infame assassinio del giovane Nicola a Verona, gli antifascisti coerenti debbono praticare la vigilanza e la mobilitazione, come già è avvenuto con la significativa manifestazione di sabato scorso a Verona.
Ora e sempre Resistenza!

Cosa dovrà succedere prima di…

Un giorno vennero a prendere me…

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Bertold Brecht)

Un gruppo con il volto coperto da foulard con la svastica ha distrutto le vetrine di due alimentari e di un call center

Alemanno: “Atto di gravità inaudita, puniremo i colpevoli” Gli abitanti del quartiere in piazza contro razzismo e xenofobia

ROMA – Una vera e propria spedizione punitiva al grido di “Sporchi stranieri” e “Bastardi”. Nel mirino gli extracomunitari del quartiere Pigneto a Roma. Oggi pomeriggio un gruppo di venti ragazzi, guidati da un uomo, con i volti coperti da foulard con la svastica, ha fatto irruzione in un alcuni negozi di una delle zone più multietniche di Roma. In via Ascoli Piceno i teppisti hanno danneggiato due vetrine e un frigo bar di un negozio di alimentari e le vetrine di un call center. In via Macerata sono stati assaltati un altro alimentari ed è stata infranta la vetrata del portone di un’abitazione. Un extracomunitario del Bangladesh è stato picchiato dalla banda. “E’ stato colpito da una bastonata e non ha avuto bisogno di andare a farsi medicare in ospedale”, hanno raccontato alcuni testimoni.

LA GALLERIA FOTOGRAFICA

La squadraccia è arrivata improvvisamente di corsa, tenendo in mano assi di legno, e si è scagliata contro l’extracomunitario. Tanta la paura nel quartiere, dove sono molti gli immigrati che gestiscono attività commerciali. Tutti sono scappati e molti hanno chiuso le saracinesche dei negozi.
Il primo ad essere assaltato è stato un negozio di alimentari in via Macerata, gestito da quattro anni da un immigrato indiano al quale sono state distrutte a bastonate le vetrine esterne. Successivamente, gli assalitori si sono diretti nella parallela via Ascoli Piceno, dove sono state mandate in frantumi le vetrine di una lavanderia-phone center e di un altro alimentari, entrambi gestiti da cingalesi. L’alimentari è stato il più colpito dal raid, con la distruzione di un frigo e della merce presente sugli scaffali, soprattutto bottiglie di birra e vino.

Una cronista dell’Agi, testimone dell’episodio, ha tentato invano di chiamare il 113, per molti minuti, ma nessuno ha risposto (Audio: il racconto della giornalista). Dopo pochi minuti, la banda è scappata e molti abitanti del quartiere si sono riversati nelle strade e si sono affacciati dalle finestre per capire cosa fosse accaduto.

“Non capiamo perché sia avvenuto questo attacco – hanno detto i bengalesi titolari della lavanderia di via Ascoli Piceno – Siamo da anni qui, lavoriamo, paghiamo le tasse e mandiamo i soldi a casa. Cosa abbiamo fatto?”.
Il Pigneto è un quartiere popolare della Capitale dove si trovano il centro sociale Snia Viscosa, uno dei più grandi e attivi della capitale, il Bar Necci, famoso per essere stato il bar di Pier Paolo Pasolini, e una storica sede dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani. Dopo l’aggressione gli abitanti del quartiere sono scesi in strada per manifestare il loro rifiuto di ogni forma di razzismo e xenofobia.
Il quartiere, a metà anni ’90, ha conosciuto una rinascita che lo ha portato a essere luogo di ritrovo di artisti e musicisti. E’ stato proprio in virtù del suo passato di quartiere degradato che molti immigrati, prevalentemente dal Bangladesh, hanno scelto di aprire al Pigneto attività commerciali di vario tipo, bazar e bar in particolare, sfruttando il basso costo dei locali.
Durissima la reazione delle autorità, a cominciare dal sindaco Gianni Alemanno: “Il raid e l’aggressione al Pigneto nei confronti di cittadini extracomunitari, ai quali va la mia solidarietà, è un atto di una gravità inaudita che mi lascia sdegnato e che non passerà sotto silenzio. Mi sono già attivato con le forze dell’ordine affinché i colpevoli di questo gesto siano presi e puniti in maniera esemplare”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Regione Piero Marazzo: “Roma è una città aperta e
multiculturale che non ha nessuna intenzione di lasciare spazio a drammatici episodi di razzismo e intolleranza e di rivivere anni bui e dolorosi di un passato che vogliamo definitivamente vedere alle nostre spalle”. E il presidente della Provincia Nicola Zingaretti sottolinea che quello del Pigneto è “un altro episodio di violenza e xenofobia che non è davvero più possibile tollerare” e che “tutte le istituzioni dovrebbero condannare duramente e con fermezza” perché “Roma ha bisogno di tornare a respirare un’aria di pace, libertà e di vero rispetto nei confronti del prossimo”

Roma, giovane conduttore
aggredito e minacciato perché gay

 

ROMA – Christian Floris, 24 anni, conduttore di punta del portale DeeGay.it, è stato aggredito la scorsa notte a Roma mentre rincasava. Due persone gli hanno sbattuto la testa contro il muro minacciandolo perché si occupa di tematiche legate al mondo dell’omosessualità e gli hanno intimato di smetterla.

Il giovane, che è stato portato all’ospedale dove è stato giudicato guaribile in sette giorni, ha sporto denuncia contro ignoti. E dopo il raid neonazista al Pigneto, Floris ha parlato di “correlazioni” tra i due fatti. “Credo che sia la stessa corrente di persone, che oltre ad aver aggredito me e di infondere terrore nel mondo omosessuale, si sia ora concentrato sugli extracomunitari – ha affermato – La mia convinzione – proprio guardando le immagini televisive e ascoltando le dichiarazioni rilasciate sul posto da testimoni, è che gli aggressori appartengano alla stessa matrice”.

DeeGay.it è un portale che co-produce una trasmissione con Radio Città Futura, Eco tv e Nessuno tv.

Intervista a Giorgio Bocca

Rinaldo Gianola – da L’Unità

«Roba da pazzi. Il sindaco Alemanno vuole dedicare una strada ad Almirante, uno che fucilava i partigiani. Anzi no, mi sbaglio: non sono matti. È una provocazione, la provocazione di chi si sente vincitore e può fare quello che vuole». Giorgio Bocca, partigiano e giornalista, è uno dei pochi intellettuali in giro che si oppone alla revisione fai-da-te della storia e che, nonostante l’aria che tira, ha ancora il coraggio di difendere la Resistenza, la Costituzione repubblicana basata sull’antifascismo. Purtroppo non si fa illusioni, «l’Italia e gli italiani sono così…».

Bocca, ci tocca vedere pure questa: una strada intitolata ad Almirante.

«Non c’è niente di strano. I fascisti sono al governo, hanno vinto e vogliono far vedere quello che sanno fare. L’altra sera, dopo il consiglio dei ministri a Napoli, ho letto che Berlusconi è andato a far festa con Gasparri. Capito? I fascisti si sono riciclati, adesso fanno i ministri, hanno il potere, sono tornati in forze e, come hanno detto, non si sentono più figli di un dio minore».

Ma Almirante…

«Almirante è sempre stato un fascista: un difensore della razza, un repubblichino di Salò che partecipava ai rastrellamenti di partigiani in val Sesia. Adesso lo celebrano, andiamo bene… Siamo a un’altra svolta. L’Italia è sempre la stessa: trionfano il conformismo e il trasformismo. Oggi c’è un altro cambio di stagione».

È la fine di una storia?

«Lo ha detto Fini, diventato presidente della Camera: “Con me finisce il dopoguerra”. Voleva dire che finisce anche l’antifascismo. E quindi possono dedicare le strade a chi vogliono»

Possibile che una notizia del genere non desti qualche reazione, magari una protesta della sinistra…

«La sinistra? Perchè, c’è ancora la sinistra? Ho l’impressione che pur di campare la sinistra, o quel che rimane, sia disposta a tutto. Bisogna mangiare nella greppia del potere per tirare avanti».

E l’antifascismo della Costituzione?

«Se oggi dici che sei antifascista rischi di trovare qualcuno che ti ride in faccia, i valori sono andati a farsi benedire. Ma con chi te la prendi? I fascisti sono diventati tutti filoisraeliani, parlano pure del 25 aprile come se fosse la loro festa. E tutto fila liscio, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Allora ci sta anche la strada per un fucilatore di partigiani».

Deluso?

«Molto di più. Sono appiattito, sotterrato, sono quasi morto. Dal punto di vista politico uno con la mia storia è finito. Non mi riconosco in questo paese, nei “valori” che esprime questa classe dirigente. La mia storia è scomparsa. Io sono uno di quelli che si è battuto per il ritorno dell’Italia alla democrazia, per la sconfitta della dittatura fascista, difendo la memoria della stagione partigiana che riscattò questo Paese. Ma oggi sono uno sconfitto, hanno vinto loro. Basta guardarli. Ormai si è stabilito che la democrazia è una parvenza, un’illusione. E, forse, è vero».

E quest’Italia assorbe tutto, senza mai destarsi?

«Gli italiani sono trasformisti, sempre gli stessi, stanno con chi vince. Magari una volta c’era qualche speranza, qualche principio per cui battersi. Forse anche noi partigiani ci eravamo illusi di cambiare il Paese. L’altro ieri Berlusconi ha detto alla Marcegaglia che le proposte di Confindustria sono il programma del suo governo. Ma ci rendiamo conto? Come fa il capo del governo a dire una cosa del genere? Quando mai nella nostra storia abbiamo pensato che la Confindustria fosse il Paese? E la Marcegaglia, la raccomando… Ha fatto un intervento per accusare tutti, senza un cenno autocritico, senza un rimorso su quanto sta accadendo. Questi capitalisti pensano di essere sempre nel giusto, di non aver nessun difetto».

E invece?

«Il capitalismo è sopravvissuto al comunismo, ma non è scevro di gravi difetti. È un sistema in crisi, ci sta togliendo l’acqua, l’aria per vivere. Stiamo sulla stessa barca e stiamo affondando, tutti felici in questo globalismo catastrofico. Noi italiani facciamo finta di niente, ma stiamo precipitando. E ora è comparso il segno del precizio».

Quale?

«La scelta di tornare al nucleare. Una follia. Ricadiamo nello stesso errore che avevamo evitato, per un colpo di fortuna, vent’anni fa. E il bello è che torniamo al nucleare con le stesse motivazioni di allora, “perchè ci serve”. Ci siamo dimenticati tutto. A questo punto ci meritiamo le centrali nu

Nuove tensioni politiche a Roma.

Dopo i fatti del Pigneto, questa mattina ci sono stati scontri in via Cesare De Lollis, davanti all’università La Sapienza. “Stavamo attaccando i nostri manifesti dopo che per tutta la notte Forza Nuova ha attaccato i suoi davanti all’università, e all’improvviso sono arrivati i fascisti. Un nostro compagno è stato accoltellato e altri si sono ritrovati con la testa spaccata”, hanno raccontato gli appartenenti ai Collettivi di sinistra.

Ma secondo le ricostruzioni degli investigatori le cose sarebbero andate diversamente: il gruppo dei giovani di sinistra stava strappando i manifesti di protesta appesi all’università da Fn contro l’annullamento del convegno sulle foibe. I militanti di destra non avrebbero risposto subito alla provocazione. La rissa è scoppiata all’arrivo di una macchina carica di altri militanti di Fn armati di spranghe e coltelli. Il tutto si è consumato in una decina di minuti, coinvolgendo una ventina di militanti antifascisti e un gruppo di cinque ragazzi di estrema destra.

Gli studenti dei Collettivi, che nel pomeriggio hanno organizzato una conferenza stampa, insistono: “E’ stata un’aggressione a freddo, non erano studenti perché avevano sicuramente più di trent’anni”. Intando chiedono le dimissioni immediate del preside Guido Pescosolido, che aveva autorizzato il convegno sulle foibe, e danno appuntamento a domani per un’assemblea sulla sicurezza, mentre per giovedì hanno indetto un presidio davanti alla facoltà di Lettere.
“Sono fatti di una enorme inciviltà. Uno la può pensare come vuole politicamente, ma non si può aggredire qualcuno solo perché attacca dei manifesti”. E’ il primo commento del prorettore dell’ateneo Luigi Frati che aggiunge: “A questo punto, ritengo di aver fatto bene a revocare la manifestazione”.

I feriti. Sarebbero almeno 7 feriti, di cui quattro sono stati portati al Policlinico Umberto I. “Si tratta di codici gialli – fanno sapere dall’ufficio stampa dell’ospedale – Uno ha una spalla lussata, altri hanno ferite alla testa, non profonde. Sembra che abbiano subito delle sprangate”. Tra i ragazzi soccorsi due appartengono alla fazione di destra e due ai Collettivi di sinistra. Sono stati dimessi alle 16.00 con prognosi da 5 a 20 giorni.

I fermati. Uno dei due fermati condotti in Questura è Martin Avaro responsabile della sezione piazza Vescovio e coordinatore provinciale di Forza Nuova. Martin Avaro, tra i protagonisti del film di Claudio Lazzaro “Nazirock”, era già stato coinvolto nell’inchiesta sul raid avvenuto nel parco di Villa Ada l’estate scorsa.

La tensione dei giorni scorsi. A scaldare gli animi era stata ieri un’iniziativa del prorettore vicario Luigi Frati, che aveva revocato l’autorizzazione concessa dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia a una conferenza sulle Foibe, alla quale avrebbe partecipato Roberto Fiore, segretario nazionale del movimento di destra Forza Nuova.

Il sindaco di Roma. Da Palermo interviene il sindaco Gianni Alemanno: “Le violenze a Roma sono da condannare senza alcun attenuante. L’università La Sapienza non può essere luogo di scontro e di violenza politica”. Secondo Alemanno sono false le voci di un clima di violenza e intolleranza diffuso nella capitale. “Ci sono in giro degli imbecilli pericolosi che vanno isolati – dice il sindaco – i responsabili di questa aggressione devono essere assicurati alla giustizia e messi in condizione di non nuocere”.

Le reazioni. “Il governo riferisca al Parlamento sull’aggressione avvenuta questa mattina in via De Lollis”. Lo chiede nell’Aula della Camera Roberto Giachetti del Pd. “C’è una crescente tensione in un clima di violenza e intimidazioni che richiede una risposta decisa”, aggiunge Marco Minniti del Pd. Preoccupato il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti. “Abbiamo assistito a un’escalation di violenza che la città non può sopportare – fa sapere – non possiamo permettere passi indietro per recuperare odiose ideologie”. Paolo Ferrero, esponente del Prc, rincara la dose: “Siamo in piena emergenza sicurezza – ha commentato – i fascisti e le loro squadracce devono essere subito isolati”. Si scaglia contro il sindaco il Pdci, che sostiene: “Dopo la vittoria di Alemanno, fatti del genere sisusseguono e hanno come obiettivo immigrati, gay e giovani di sinistra”.
Toni più cauti arrivano dal centrodestra. “Alcune frange isolate di estremisti, di destra e sinistra, vivono fuori dal tempo e pensano di contendersi il consenso studentesco attraverso la violenza”, commenta Azione universitaria. “Esistono tensioni”, ammette Marco Pomarici, presidente del Consiglio comunale di Roma, che ammonisce: “La politica ne deve prendere atto contribuendo ad abbassare i toni e a stemperare le polemiche”.

Pro-Memoria

Caro Padellaro,

dopo l’ennesima aggressione fascista, nella città di Roma, all’Università “La Sapienza”, credo che il PD e tutte le forze democratiche italiane debbano intervenire in modo netto e forte, convocando nella Capitale una grande manifestazione nazionale antifascista. Credo che anche un giornale, come “L’Unità”, per prestigio e storia democratica, potrebbe farsi promotore dell’iniziativa.

Sono personalmente sgomento e preoccupato, avendo vissuto, da giovane

militante del PCI la stagione della violenza scatenata dall’ “MSI” di Almirante, il campione di “democrazia”, al quale con tanto sussieguo il sindaco di Roma Alemanno vuole intestare una strada, usando il paravento di Craxi e di Enrico Berlinguer.

Dire però, di essere sorpreso da tale violenza, affermerei il falso, in quanto temevo una recrudescenza in negativo della destra fascista ed estrema, che oramai si sente istituzionalizzata, avendo votato sia per Alemanno sindaco di Roma, che per Berlusconi Primo Ministro.

Non vedo un futuro democratico e pacifico per il nostro Paese, se siamo acquiescenti verso tali e gravi accadimenti e non provvediamo a stroncarli sul nascere. Non dimenticando che da tempo Roma è diventata il triste ed inquietante teatro di violenze fasciste.

Dobbiamo essere noi, come democratici, a mobilitarci ed a respingere questi attacchi. Infatti, nessuna comprensione può venire a riguardo da parte di un governo, che ha sdoganato e messo in circolo i fascisti di sempre, attingendo da essi voti a piene mani.

Cordiali saluti

Meglio tardi che mai

Fiano (Pd) ha letto un testo del 1942 tratto da La difesa della razza: «Porre un altolà a ebrei e meticci»

ROMA – Interviene anche Gianfranco Fini nella polemica su Giorgio Almirante, di cui oggi sarà presentata a Montecitorio la raccolta dei discorsi parlamentari del leader del Movimento sociale italiano e al quale il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, vorrebbe intitolare una strada, ipotesi contro la quale si è detta nettamente contraria la comunità ebraica della capitale. Il presidente della Camera, che è stato il delfino di Almirante e il suo successore alla guida dell’Msi, ha riconosciuto che alcune frasi da lui pronunciate e scritte in epoca fascista «sono certamente vergognose» ed «esprimono un sentimento razzista che purtroppo in quell’epoca tragica albergava in tanti e troppi esponenti che in alcuni casi si allocavano a destra, in altri in altre formazioni politiche».

DIFESA DELLA RAZZA – Il commento di Fini è avvenuto dopo che Emanuele Fiano (Pd) aveva letto in aula alcune frasi di un testo di Almirante pubblicato nel maggio 1942 sulla rivista La difesa della razza, di cui Almirante era vice direttore, in cui poneva la necessità di «porre un altolà ai meticci e agli ebrei». «Ho visto manifesti a Milano secondo cui noi italiani dovremmo essere orgogliosi di Almirante, di cui dovremmo ricordare la figura», ha detto il deputato, che è di religione ebraica. Dopo aver letto il breve testo sul razzismo, Fiano ha concluso: «Ringrazio chi ha avuto l’idea di dedicare una strada a Giorgio Almirante per non dimenticare. In effetti noi non lo dimenticheremo mai».

No a una “Via Giorgio Almirante” a Roma

Una netta presa di posizione contraria all’idea di intitolare una via della Capitale a Giorgio Almirante è stata sottoscritta unitariamente a Roma il 27 maggio 2008 dalle organizzazioni che si rifanno alla Resistenza. Analoga presa di posizione è stata espressa lo stesso giorno dal rappresentante della Comunità ebraica romana. Pubblichiamo il testo della lettera aperta inviata al Sindaco Gianni Alemanno.

Al Sindaco di Roma
On. Gianni Alemanno

L’intitolazione di una strada o di una piazza è un momento importante, indica anche alle future generazioni un esempio, un modello di vita e di cittadinanza. La scelta dei nomi da dare ai luoghi pubblici è dunque occasione per una riflessione sulla storia e sulla identità di una nazione, sul suo passato e sul suo futuro. Non ci appassiona un confronto toponomastico sulla storia del paese e su possibili equiparazioni o giudizi tra protagonisti di vicende del passato.
Per queste ragioni, ci sembra del tutto improponibile intitolare una via della capitale a un uomo politico come Giorgio Almirante che ha partecipato come protagonista alla rivista del nascente razzismo fascista (La difesa della razza, di cui è stato segretario di redazione). Ha quindi contribuito in prima persona a quella persecuzione antiebraica che è stato “il male assoluto”, come ha riconosciuto anche il Presidente della Camera Gianfranco Fini.
Ha poi svolto un ruolo importante nella Repubblica di Salò, in cui è stato capo di gabinetto del Ministro Mezzasoma. Firmò allora anche il bando di fucilazione dei giovani italiani che rifiutavano di arruolarsi nell’esercito della Rsi per combattere assieme ai nazisti. Nel dopoguerra ha fondato il Movimento sociale italiano – che si richiamava sin dal nome alla Repubblica sociale. Non sono questi gli esempi, ci sembra, da dare ai giovani e ai futuri cittadini, invitiamo quindi il sindaco Alemanno a mantenere il suo impegno a essere sindaco di tutti, attento garante del tessuto democratico della città.

ANED (Associazione nazionale ex deportati) sede provinciale di Roma
ANEI (Associazione nazionale ex internati)
ANPI (Associazione nazionale partigiani d’Italia) sede provinciale di Roma
ANPPIA (Associazione nazionale perseguitati politici antifascisti) sede provinciale di Roma
FIAP (Federazione italiana associazioni partigiane)
IRSIFAR (Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza)
Circolo “Gianni Bosio

Lettera di un nostro lettore

Quest’anno, la Prima Festa Nazionale dell’ANPI, 20/22 giugno 2008, a Gattatico (RE), sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, assume un significato amplissimo, sia per la valenza intrinseca dell’Associazione dei Partigiani, sia perché la festa ricorre in un momento storico non particolarmente esaltante, dove la normale convivenza civile del popolo italiano viene messa in discussione da spunti sempre più crescenti di xenofobia e dalla ricerca spasmodica di interessi individuali.

Tra l’altro, preoccupa il graduale riconoscimento del fascismo da parte di coloro che nell’oggi ricoprono incarichi governativi ed istituzionali. Come se tale odioso movimento, che generò l’unico regime dittatoriale del nostro Paese, rendendosi responsabile di persecuzioni contro gli oppositori e sopprimendo ogni tipo di libertà, possa ricevere la stessa dignità delle altre forze politiche democratiche.

Ben conosciamo la storia e tutti i passaggi, che portarono alla liberazione della Nazione e quali furono i partiti politici, che contribuirono alla riconquistata democrazia ed alla stesura della nostra Costituzione.

Proprio per queste ragioni, così nobili ed inconfutabili, la Resistenza e l’ANPI, che così degnamente la rappresenta, non sono, in alcun modo, qualcosa di statico nel tempo ed avulso dal presente, che stiamo vivendo. Anzi, più di ieri, alla presenza di rinnovati pericoli per la democrazia, abbiamo necessità di attingere a quegli ideali di libertà, perché essi rappresentano l’unica strada maestra da percorrere verso un reale progresso di civiltà e di conoscenze. Per tutti gli anni che verranno.

Ed ogni generazione, che succederà all’altra, dovrà sempre dire grazie ai Partigiani, per il generosissimo contributo versato, in quanto pienamente consapevoli essi che un’Italia senza libertà, sotto il tallone del nazi-fascismo, era diventata ormai una ben misera cosa, una plaga popolata di ombre brancolanti, con l’aggravante di una guerra distruttiva.

Onore dunque, ai combattenti per la libertà, che ci consegnarono un Paese diverso, pieno di speranze, di operosa fattività e di solidarietà, nel senso del raggiungimento del bene comune.

Non ci rimane che rimanere fedeli a queste linee guida e sempre vigili, in quanto ci sono corposi tentativi reazionari, che vorrebbero ridisegnare il Paese in un modo diverso e definitivo.

Altre minacce di morte

Minacce di morte al presidente Anpi

 

Il presidente provinciale dell’Anpi, Giacomo Notari, è stato a lungo incerto se renderlo pubblico, poi ha deciso che era giusto farlo sapere. Tre mesi fa, rientrato dai funerali del professor Ermanno Dossetti, ha ricevuto una telefonata di pesanti minacce nella sua abitazione di Marmoreto di Busana. Minacce originate da un evidente odio politico, con una chiara allusione alla lotta antifascista dei partigiani reggiani. ‘Siete dei criminali – ha detto una voce maschile sconosciuta -. Avete ucciso 500 persone, prepari il suo funerale’. Prima che il presidente dell’Anpi avesse il tempo di replicare alcunché, l’interlocutore ha chiuso la comunicazione. Lì per lì Giacomo Notari non ha dato peso alla cosa, che comunque aveva creato qualche apprensione alla moglie, la prima a sollevare la cornetta, ma poi ha deciso di presentare denuncia ai carabinieri della stazione di Collagna. ‘Dopo tanti anni dalla fine di quella guerra – commenta il presidente dell’Anpi – la democrazia ha radici profonde, anche se qualche nostalgico pronuncia minacce di questo tipo’. Notari, che ha militato nelle file della 145° Brigata Garibaldi quando aveva 17 anni di età, ha partecipato alla difesa della centrale elettrica di Ligonchio, è stato sindaco di quel paese per 12 anni e poi assessore provinciale. Da sei anni è il presidente dei partigiani reggiani. Dice di non aver mai ricevuto minacce in precedenza. Un brutto episodio, sul quale si spera possa essere fatta luce.

Adesioni Festa Nazionale ANPI

Hanno dato la loro adesione alla 1ª Festa Nazionale ANPI

Eraldo Affinati, scrittore

Aldo Agosti, storico

Omero Antonutti, attore di cinema e teatro, doppiatore

Pablo Luis Avila, Università di Torino

Rita Baldini, doppiatrice cinematografica, del Sindacato attori italiani

Luca Barbarossa, cantautore

Banda Bassotti, gruppo musicale

Paolo Beni, Presidente nazionale ARCI

Giorgio Bergonzi, insegnante

Cloris Brosca, attrice

Enrico Capuano, musicista

Umberto Carpi, Università di Pisa

Giulietto Chiesa, giornalista

Don Luigi Ciotti, Presidente di “Libera”

Carlo Azeglio Ciampi, Presidente emerito della Repubblica

Tiziana Colusso, scrittrice, del Sindacato nazionale Scrittori

Coordinamento Toscano dei Comitati “Salviamo la Costituzione”

Coordinamento Rimini “Salviamo la Costituzione

Casa del Vento, gruppo musicale (combat folk)

Lorenzo D’Andrea, pittore

Giancarlo De Petris, Università di Torino

Oliviero Diliberto, Segretario PdCI

Guglielmo Epifani, Segretario Generale CGIL

Vasco Errani, Presidente Regione Emilia-Romagna

Carlo Feltrinelli, editore

Anna Finocchiaro, Capogruppo al Senato del Partito Democratico

Sergio Fiorentini, attore

Daniele Formica, attore

Carla Fracci, danzatrice classica e Beppe Menegatti, regista

Rosario Galli, regista, sceneggiatore e attore

Carlo Ghezzi, Presidente Fondazione “Di Vittorio”

Franco Giordano, Segretario PRC

Margherita Hack, astrofisica

Pietro Ingrao, politico e scrittore

Lillo & Greg (Claudio Gregori e Pasquale Petrolo), attori

Pietro Maccarone, scrittore

Daniele Maggioli, cantautore

Lucio Manisco, giornalista

Inge Manzù, presidente della Fondazione Giacomo Manzù

Simona Marchini, attrice

Piero Marrazzo, Presidente Regione Lazio

Sonia Masini, Presidente della Provincia di Reggio Emilia

Mita Medici, attrice

Gianni Minà, giornalista

Giuliano Montaldo, regista

Pino Nazio, giornalista

Maso Notarianni, Emergency

Alessandro Occhipinti, attore e produttore

Grazia Paoletti, economista

Matteo Renzi, Presidente Provincia di Firenze

Stefano Rodotà, politico e docente universitario

Anna Salerno, responsabile del Parco storico di Monte Sole (Marzabotto)

Chiara Salerno, attrice

Giulio Scarpati, attore

Libero Seghieri, ricercatore

Daniele Sepe, sassofonista e compositore

Marina Sereni, vice Presidente deputati PD

Renato Soru, Presidente Regione Sardegna

Rosetta Stame, Presidente ANFIM (Ass. Naz. Famiglie Italiane Martiri)

Giuseppe Tamburrano, Presidente Fondazione “Pietro Nenni”

Fausto Tarsitano, avvocato

Nicola Teti, editore

Pia Toti Abelli, scrittrice

Franco Trevisi, attore

Guido Vaglio, Direttore del Museo Diffuso della Resistenza, deportazione, guerra, diritti e libertà, di Torino

Giuliano Vassalli, Presidente emerito Corte Costituzionale

Saverio Vertone, scrittore

Walter Veltroni, Segretario Partito Democratico

Nichi Vendola, Presidente Regione Puglia

Sergio Zavoli, scrittore

Yo Yo Mundi, Gruppo Musicale

Cisco Bellotti, Cantautore

Massimo Zamboni, Musicista

Modena City Ramblers, Gruppo Musicale

Rocco Papaleo, Attore

Radiodervish, Gruppo Musicale

Caparezza, Cantautore

Andrea Rivera, Comico

Luciana Littizetto, Comica