Svelato il mistero dell’assassinio de La Storta

ROMA – E’ la partigiana Neda Solic una delle ultime persone ad aver visto in vita Gabor Adler, alias John Armstrong, nel carcere nazifascista di via Tasso la notte tra il 3 e il 4 giugno del 1944. La sua testimonianza, raccolta dall’esercito britannico nel settembre dello stesso anno, è decisiva nel sovrapporre il nome di Armstrong alla figura dell'”inglese sconosciuto” che da più di 60 anni figura insieme a Bruno Buozzi e agli altri dodici martiri de La Storta, trucidati il 4 giugno del 1944 dai nazisti in fuga da Roma lungo la Cassia.

Gabor Adler è l’agente segreto delle forze armate britanniche – nato in Ungheria e poi inquadrato nel Soe prima di essere catturato in Sardegna nella sua unica missione oltre le linee nemiche – riemerso dagli archivi britannici e italiani: frammento dopo frammento, il puzzle di una vita che abbiamo raccontato a più riprese su Repubblica (vedi correlati a fianco) sintetizzando la massa di documenti raccolti a iniziare dalla primavera dello scorso anno.

“Gli unici testimoni oculari credibili su cosa successe durante le ultime 36 ore a Roma sono Louise Leslie e Neda Solic – si legge in una delle carte in possesso dell’Ambasciata britannica in Italia, e relativa all’indagine svolta dagli inglesi nel settembre del ’44 -. Il primo ha diviso la cella con Adler fino alle 13 del 2 giugno e ha testimoniato che, a quell’ora, Adler era ancora lì. L’altro testimone, Neda Solic, afferma che era presente e stava effettivamente vicino ad Adler alle 22 del 3 giugno, nel cortile di via Tasso, quando vennero compilati dei gruppi per deportarli a Verona. Adler – prosegue il documento – era certamente un componente di questo gruppo e il suo nome fu letto ad alta voce”.

Neda Solic, che quella notte riuscì ad evitare la deportazione verso il Nord, è una donna croata attiva nella Resistenza dapprima nella Croazia annessa all’Italia e poi nelle Marche. Arrestata dai tedeschi, venne trasferita a Regina Coeli nell’inverno del 1943, quando non aveva ancora compiuto vent’anni, e portata successivamente a via Tasso. Oggi, gravemente malata, vive a Roma curata e protetta dal marito Donato Camitio, un altro ex partigiano. E’ lui a fornire un ulteriore riscontro a quanto affermato da Neda Solic agli inglesi nel 1944: “Ho letto nel diario di Neda – racconta – alcuni accenni al giovane ufficiale britannico conosciuto a Regina Coeli. Lei in quel periodo godeva di una certa libertà e ogni tanto le era consentito di uscire dalla cella: così poteva parlare di nascosto con gli altri prigionieri, magari attraverso gli spioncini delle porte. Per tali contatti fu anche rimproverata dai carcerieri che minacciarono di ridurle questa piccola libertà di movimento, qualora avesse continuato a parlare con gli altri detenuti”.L’insieme degli elementi raccolti dal War Office a partire dal ’44 dà praticamente per scontato come uno dei 14 Martiri della Storta fosse proprio l’agente Armstrong. In particolare, un rapporto compilato nel luglio del 1946, pur sottolineando come “tutti i tentativi di stabilire con certezza cosa è successo ad Adler non abbiano avuto risultati”, conclude che “lui era tra gli italiani che furono prelevati dai tedeschi in via Tasso intorno alle 22 del 3 giugno 1944 e portati verso Nord attraverso la via Cassia con destinazione sconosciuta. Nella località chiamata La Storta furono trovate le salme dei componenti di questo gruppo, presumibilmente uccisi dalle guardie”. Tra i corpi riportati all’obitorio dell’ospedale Santo Spirito, uno non venne identificato diventando così l'”inglese sconosciuto” indicato nei libri di storia e sulla lapide commemorativa della strage. “Ci sono state molte prove contraddittorie sul destino finale del tenente Adler durante le ultime ore prima della liberazione di Roma – si legge ancora nel documento inglese del 1946 – e non è possibile dire con certezza cosa sia successo. Molto probabilmente è morto, ma la conclusione può essere raggiunta solo con un processo di congetture ed eliminando tutte le alternative”.

Dopo Verona Figline Valdarno

La cittadinanza è stupita per quanto accaduto lunedì sera.
Dopo avere letto le brutte notizie degli incidenti a Verona in cui un giovane ha perso la vita per colpa di delinquenti naziskin ora accusati di omicidio forse volontario, anche a Figline dobbiamo registrare un fatto di cronaca gravissimo.

Sono le 21.45 circa di martedì sera, due giovani Kosovari si 26 e 28 anni, con regolare permesso di soggiorno, si scambiano degli sguardi con dei giovani del posto, nella piazza Serristori. Gli sguardi infastidiscono un gruppetto di 5 personaggi che passa alle offese ed in un battibaleno ai fatti. Subito appaiono due mazze da baseball con le quali i due kosovari vengono picchiati duramente.
Intorno alle 22.00 il comando dei Carabinieri di Figline registra una chiamata di emergenza per rissa e pestaggio.
La prima pattuglia si attiva ed arriva il loco nel giro di pochissimi minuti ma in loco sembra tutto finito, fatta eccezione per una Renault Scenic che si allontana immediatamente. I due Carabinieri si insospettiscono e la seguono, mentre una seconda pattuglia converge.
La Scenic si ferma in prossimità di via Copernico 9, dove le pattuglie dei Carabinieri procedono al controllo dei due giovani.
Uno dei due ha le mani sporche di sangue, in macchina due mazze da baseball , una delle quali è rotta. Ai giovani viene chiesto di spiegare tutto al comando e vengono condotti in Centrale dove, dopo approfonditi  controlli e confronti da parte dei Carabinieri di Figline ,  si provvede al fermo per una serie di motivi, fermo convalidato la mattina seguente dal Gip, che ne ha disposto gli arresti domiciliari.
I due giovani arrestati si chiamano SALVATORE MASSONE di 23 anni operaio , già sorvegliato speciale e FRANCESCO D’ALTERIO di anni 19 disoccupato pregiudicato per furti e resistenza a pubblico ufficiale.
I due giovani Kosovari sono stati medicati al pronto soccorso hanno riportato traumi guaribili in circa 5 ed 8 giorni ed hanno presentato denuncia. La prima udienza è fissata per il 12 giugno.

Sulle mazze da baseball usate vi sono delle scritte inneggianti al fascismo , ” DUX MUSSOLINI” ” Tanti amici tanto onore” , questo sembra dare una tinta pseudo politica o razzista al gesto.

IL Capitano Mennella , che come sempre ci da precise e preziose informazioni sull’accaduto , ci ha detto che simili episodi di violenza ci sono in tutta Italia e non vi sono legami alcuni con gli episodi di criminalità organizzata occorsi a Figline. La matrice di questi episodi pare provenire da una voglia di dimostrare la propria supremazia sul prossimo con la precisa convinzione di farla franca soprattutto nei confronti di immigrati che se irregolari hanno difficoltà a fare denuncia.
Quanto alla appartenenza di queste persone alla estrema destra, la cosa ci mette ancora più in allarme, perchè quando i comportamenti violenti si tingono di ideologia , questi sono davvero pericolosi.
Fortunatamente come ricordato dal Capitano, il binomio richiesta – intervento a Figline è sempre molto rapido e chiamare i Carabinieri ha sempre una risposta immediata dal comando che riesce a gestire le chiamate di competenza nel giro di pochi minuti, nella media circa 5 minuti.

Cultura violenta

Dal sito Repubblica.it

In casa del 14enne arrestato, simboli e scritte che inneggiano alla destra estrema
Nel rituale di iniziazione, una svastica sul volto della vittima e bruciature di sigaretta

Nella banda anche una ragazzina che frequenta la stessa scuola della vittima

 

VITERBO – Scene che inneggiano al neofascismo; marce militari; simboli nazisti. Nei computer del quattordicenne di Viterbo arrestato per aver bruciato i capelli ad un compagno di scuola, c’era tutto questo e altro ancora: “Una gran quantità di materiale neonazista”, dice la Polizia.

Tra i simboli e le scritte neonaziste scaricate dall’adolescente da internet, ce ne sarebbero alcune “direttamente collegate alle sevizie inferte al ragazzo”. In particolare gli specialisti della polizia hanno scoperto una versione integrale del filmato che era sui telefonini. In quelle immagini, il bullo e i suoi due amici poco più che 13enni, prima di bruciare i capelli al coetaneo, disegnano con un pennarello una svastica sulla fronte della vittima. Nel computer sono stati trovati anche filmati scaricati da internet che riprendono cariche dalla polizia, scene inneggianti al neonazismo e al neofascismo con sottofondo di musiche sullo stesso tema.

Forse nel gruppetto di aguzzini c’era anche una ragazzina, una compagna di scuola che avrebbe più o meno la stessa età del quattordicenne “capobanda” rinchiuso in una comunità alloggio. Gli investigatori l’hanno già individuata.

La svastica disegnata, le cicche spente sul braccio, il fuoco ai capelli, era un rituale per entrare nel gruppo di destra QdS, Questione di Stile. “Gente che mena”, spiega un tredicenne che conosce il gruppetto di estremisti. “Gente che provoca, che va allo stadio ma cerca la rissa a tutti i costi”.

La vittima frequenta la stessa scuola media Pietro Vanni dei suoi aguzzini, un istituto al centro di Viterbo. E’ un ragazzo mite e schivo, allevato soprattutto dal nonno, di famiglia molto modesta. La sua caratteristica fisica più evidente è proprio la capigliatura, riccia e folta, contro cui i tre si sono accaniti. Nel breve filmato che registra le sevizie al quindicenne, le voci fuori campo annunciano tra le risate: “Adesso te li tagliamo”, e per tre volte il “gioco” si ripete. Il ragazzino spegne freneticamente a manate le fiamme alte anche 30 centimetri, ma gli aguzzini continuano tra un coro di risa e insulti. L’odissea si conclude con un paio di sigarette spente sulle braccia che lasciano ustioni profonde, ancora visibili a distanza di oltre quaranta giorni.

Il buongiorno si vede dal mattino

Dal sito Repubblica.it

ROMA – “Presidente, mi interrompono”. “E’ naturale, e poi dipende da cosa si dice…”. Botta e risposta, in aula, tra Antonio Di Pietro e Gianfranco Fini. E prima polemica per il neopresidente della Camera.
A Montecitorio Silvio Berlusconi ha appena finito la sua replica dopo il dibattito sulla fiducia. Cominciano le dichiarazioni di voto. Tocca a Di Pietro. Il suo intervento è molto duro nei confronti del premier. Piu’ di una volta l’ex pm viene interrotto da deputati della maggioranza. ”Lasciatelo parlare”, dice Fini rivolto ai suoi ex compagni di schieramento. Ma il leader dell’Idv, nuovamente interrotto, si rivolge direttamente a Fini chiedendo un suo intervento.
E’ a questo punto che il presidente pronuncia le parole che scatenano la polemica: “Onorevole Di Pietro lei sa che e’ abbastanza naturale che ci siano interruzioni”. Anche se, aggiunge, ”dipende da quello che si dice”.
Immediata la replica: ”Ha ragione signor presidente, dipende da quello che si dice perché non bisogna disturbare il manovratore…”.
Botta e risposta rapido e dai toni secchi, ma non è finita qui. Subito dopo Di Pietro, infatti, interviene per la sua dichiarazione di voto l’ex presidente della Camera e leader dell’Udc, Pierferdinando Casini. Che inizia proprio rivolgendosi a Fini: “Dissento da ciò che ha detto Di Pietro, ma le ricordo che i parlamentari non possono essere sindacati nelle loro opinioni. Anche perché sarebbe un precedente pericoloso”.

“Una scivolata provocata dal fatto che è la prima volta per lui, non voglio pensare che è un istinto per il partito cui è appartenuto”, commenterà alla fine l’ex pm. “Non voglio criminalizzare un comportamento che è stato un errore di conduzione. Una seconda chanche non si nega a nessuno”.

L’interessato, in Transatlantico, cerca di chiudere la questione. E si trincera dietro un no comment. E ai cronisti che gli chiedono una opinione sulle affermazioni di Casini replica: “Lei da quanto tempo sta qua? Perchè fa domande fuori luogo…le pare che io esco fuori per commentare?”.

ANPI e Miami & the Groovers

Con il patrocinio del Comune di Rimini e la partecipazione dell’ANPI Rimini, Sabato 17 Maggio alle ore 21, Miami & the Groovers presenteranno al Teatro degli Atti (Via Cairoli 42, Rimini centro) il loro nuovo disco “Merry go round”.
Il nuovo album sta riscuotendo una grande attenzione dai media del settore e dagli addetti ai lavori, oltre al pubblico sempre crescente che segue Miami & the Groovers.

Un disco che la rock band riminese ha registrato in Italia e masterizzato in Canada, con 11 brani originali, con radici profonde nel rock americano alla Springsteen, con influenze folk-rock alla Dylan e la potenza e la sfrontatezza dei Clash, del primo Elvis e degli Who.
La band ha collaborato in questo nuovo disco con artisti americani prestigiosi come Bill Toms, Jono Manson, Ron Lasalle, Joel Guzman (già collaboratore dei Los Lobos e di Joe Ely), Phil Brontz, Erin Sax Seymour e molti altri.

Sabato prossimo la band sarà sul palco al gran completo, inoltre intereverranno alcuni ospiti tra cui l’attore teatrale Antonio Vanzolini che farà un intervento leggendo alcuni testi in italiano tratti da Merry go round.
La band ha ricevuto recentemente diversi attestai di stima da artisti come Michael McDermott, Joe D’Urso, Southside Johnny, Gang, Graziano Romani ed a breve fisseranno alcune date negli Stati Uniti per fine Ottobre.
Una occasione imperdibile per tutti coloro che amano la musica “on the road”, per una notte piena di rock’n’roll.

Inizio del concerto alle ore 21, ingresso a 6 euro.
Info: www.miami-groovers.com – 348.7967063

 

10.000 in corteo a Verona per ricordare Nicola

E’ partito dalla stazione Porta Nuova di Verona il corteo, «Per sconfiggere l’intolleranza, il razzismo», indetto dall’Assemblea cittadina per ricordare l’uccisione di Nicola Tommasoli. E’ aperto dallo striscione: «Nicola è ognuno di noi», ed è composto innanzitutto da realtà cittadine, centri sociali, associazioni, singoli cittadini, seguiti da alcune organizzazioni di immigrati, dai collettivi universitari, Anpi, Arcigay e Arcilesbica, Emergency e chiuso dalle forze politiche, Rinfondazione Comunista, Pdci, Sinistra Democratica, Sinistra Critica.

Una manifestazione che chiede a chi amministra la città, di non minimizzare le aggressioni e le violenze che avvengono in città, derubricandole a semplici liti o zuffe. Si denuncia il fatto che enti pubblici abbiano finanziato e patrocinato iniziative culturali e politiche di destra; si chiedono le dimissioni della Giunta veronese e del sindaco Flavio Tosi. I megafoni scandiscono: «Verona ha bisogno di pace, di comunicazione tra le persone, questa manifestazione serve a svegliare una città che troppe volte ha girato la testa, prendiamo la parola per una Verona libera dalla paura e dai fascismi, esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata».

Nei pressi di Porta Leoni, dove Nicola è stato aggredito, il corteo si è fermato: fermi gli slogan e la musica per osservare un minuto di silenzio. La manifestazione riparte alla volta di piazza Dante. Vengono distribuiti volantini con la lista delle aggressioni avvenute in città dal 2001 ad oggi, e l’appello lanciato dai genitori di Nicola contro la violenza, che dice:«Esortiamo giovani e studenti a non ascoltare le sirene che predicano i non valori, come prevaricazione e violenza» e continua «Vita vuol dire sacrificio per arrivare alla convivenza civile con l’altro anche se sconosciuto, bisognoso e straniero, solo così il nostro amato Nicola non sarà morto invano».

Anche il questore della città, Vincenzo Stigone, ha ricordato Nicola intervenendo oggi alla cerimonia per il 156esimo anniversario della fondazione della Polizia, «Un anno di grandissimo impegno costellato di importanti risultati che ci hanno ricompensato di grandi sacrifici profusi ma un anno anche difficile, con situazioni particolarmente complesse e delicate, che hanno tenuto spesso col fiato sospeso, specie in questi ultimi tempi. Un anno molto doloroso per i fatti accaduti recentemente che ci hanno profondamente colpito e amareggiato: la vicenda del povero Nicola, uno di quei casi che entra in profondità per non farsi più dimenticare». E ha aggiunto: «L’ho detto diverse volte, in altre città, lo ripeto oggi: se si eccede con la tolleranza, con l’indulgenza, non c’è da meravigliarsi che vi possa essere un crescendo di reati sempre più gravi».

Fortuna siamo in Europa

Dal sito Corriere.it La commissione ue dovra’ fare una dichiarazione in cui precisera’ la su a posizione in materia Approvata una richiesta del Pse. Schulz: «Dobbiamo evitare che succeda anche altrove ciò che è successo in Italia»

STRASBURGO (FRANCIA) – L’Europarlamento si pronuncerà sulla politica italiana nei confronti dei rom.

L’assemblea plenaria del Parlamento europeo ha approvato a Strasburgo con 106 voti a favore, 100 contrari e due astenuti una richiesta del gruppo Pse di tenere un dibattito in aula domani sera sulla situazione dei Rom in Italia e nell’Ue.

DICHIARAZIONE – La Commissione europea è sollecitata dall’Europarlamento a fare una dichiarazione in apertura del dibattito. La richiesta, presentata dal capogruppo Pse, Martin Schulz, e sostenuta dalla collega Monica Frassoni, capogruppo dei Verdi, non è stata appoggiata invece dal Ppe, che, come ha spiegato il capogruppo Joseph Daul, avrebbe preferito tenere prima un dibattito nella commissione Libertà pubbliche dell’Europarlamento.

SCHULZ – Nel suo breve intervento a motivazione della richiesta del Pse, Schulz ha sottolineato che il dibattito riguarderà la situazione dei Rom «in Italia e in tutta l’Europa, perché non si tratta di un problema specifico italiano, anche se in Italia ultimamente si è manifestato in modo pesante; dall’Italia prende le mosse, ma non si limita a questo paese. Dobbiamo evitare che succeda anche altrove ciò che è successo in Italia, e vogliamo sapere che cosa ha fatto in passato e che cosa intende fare in futuro la Commissione europea» per affrontare il problema, ha concluso il capogruppo Pse. Monica Frassoni ha comunicato il sostegno dei Verdi alla mozione socialista, «perché è importante discutere di ciò che succede ai Rom in Europa, ma avendo ben presente ciò che sta accadendo in Italia», ha osservato. E’ giusta la richiesta alla Commissione europea di fare una dichiarazione in Aula, ha concluso Frassoni, perché «ci sono mezzi con cui l’Ue può intervenire e non sono conosciuti e non se ne discute».

Se fosse vero…

Dal sito Annesdoor.com

Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura. La testimonianza di Flora Martinelli, la madre della bambina, del padre di lei Ciro e dei loro vicini di casa è falsa. Il Gruppo EveryOne ha indagato accuratamente sull’evento che ha scatenato una vera e propria “caccia al Rom”, che da Napoli si è diffusa a macchia d’olio in tutta Italia. “Fin dall’inizio le dinamiche del rapimento non ci hanno convinto, perché chi conosce la palazzina in cui sarebbe avvenuto il reato sa che è praticamente inaccessibile, sia per il cancello che per l’attenta sorveglianza degli inquilini,” affermano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Vi sono poi discordanze fra le testimonianze della Martinelli, di suo padre e dei vicini. La donna in un primo momento ha dichiarato che la porta del suo appartamento sarebbe stata forzata, poi ha ricordato di averla lasciata aperta. Dopo aver notato la porta aperta, la madre sarebbe andata a controllare la culla, quindi sarebbe tornata verso il pianerottolo dove avrebbe sorpreso – passati almeno venti secondi – la ragazzina Rom con la sua piccola in braccio. Non solo: avrebbe avuto ancora il tempo di raggiungerla e strapparle la bambina. Quindi la Rom si sarebbe mossa al rallentatore, consentendo a nonno Ciro di raggiungerla, afferrarla e schiaffeggiarla al piano di sotto. Alcuni dei vicini hanno riferito alle autorità che Angelica aveva ancora la bambina in braccio, quando l’hanno fermata. Ma non basta, perché nei giorni precedenti al fatto, gli inquilini della palazzina si erano riuniti più volte, con un solo ordine del giorno: come ottenere lo sgombero delle famiglie Rom accampate a Ponticelli”. Dopo queste analisi di massima, il Gruppo EveryOne – che può contare su attivisti e organizzazioni locali – ha effettuato ulteriori accertamenti, sia presso il carcere, dove un funzionario, dopo aver ascoltato le ipotesi che scagionavano la presunta rapitrice, ammetteva: “Avete ragione, anche noi siamo in difficoltà, perché questo non è un evento diverso da tanti altri, ma qualcuno ha voluto trasformarlo in un caso nazionale”. Gli inquilini di Ponticelli fanno blocco: i Rom non li vogliono più. Qualcuno però, mostra qualche scrupolo di coscienza, ma ha paura, perché le pressioni sono forti e mettersi contro il “comitato” di Ponticelli è pericoloso. “Angelica, in realtà, conosceva una delle famiglie che abitano in via Principe di Napoli, dove è avvenuto l’episodio,” continuano gli attivisti del Gruppo EveryOne, “ha suonato al citofono ed è stata notata da alcune inquiline. Pochi istanti dopo è scattata la trappola e la furia dei condomini si è scatenata contro di lei, che è stata raggiunta in strada, afferrata, schiaffeggiata e consegnata alla polizia. Vi sono testimoni che conoscono la verità e due di loro sono disposte a parlare al giudice.

E’ importante che l’avvocato Rosa Mazzei, che difende la ragazza Rom, non si faccia intimidire e sostenga la verità in tribunale. Un attivista di Napoli suppone che la linea di difesa potrebbe essere, invece, quella di ammettere il furto, ma non il tentato rapimento”. Le conseguenze del caso di Ponticelli, con l’eco mediatica promossa da quotidiani e network, sono state gravissime e sono un indice evidente di come sia necessario abbandonare razzismo e xenofobia per riscoprire la strada dei diritti umani. “Adesso è importante che le organizzazioni locali per i diritti dell’uomo vigilino sulla serenità di Angelica, che subisce pressioni gravi e intollerabili. Salvaguardare la tranquillità della ragazza significa salvaguardare la verità sul caso di Ponticelli, che è la tragica verità di un’altra ingiustizia, di un’altra calunnia, di altre disumane violenze subite dal popolo Rom in Italia, già colpito da emarginazione e segregazione, vessato da provvedimenti iniqui”. Gli attivisti del Gruppo EveryOne concludono con alcune considerazioni che dovrebbero far riflettere: “Da anni lanciamo l’allarme riguardo alla campagna razziale in corso in Italia. Grazie all’appoggio di forze politiche transnazionali attive nel campo dei diritti umani e civili, abbiamo ottenuto Risoluzioni europee e documenti-guida da parte delle Nazioni Unite, che ammoniscono l’Italia contro le sue politiche razziali. I Rom in Italia non sono criminali, ma famiglie in difficoltà. Su 150 mila ‘zingari’ presenti nel nostro Paese, 90 mila sono bambini. La speranza di vita media dei Rom, qui da noi, è di soli 35 anni, contro gli 80 degli altri cittadini. La mortalità dei bimbi Rom è 15 volte superiore a quella degli altri bambini. Sono numeri che esprimono una persecuzione. Riguardo alla criminalità Rom, essa non ha un’incidenza rilevante, come dimostrano i dati del Ministero degli Interni e le aggressioni nei confronti di italiani sono praticamente inesistenti. Il caso di Giovanna Reggiani fu un’altro grande inganno, perché il presunto omicida, Romulus Mailat, non è Rom, ma un romeno di etnia Bunjas, che non ha nulla a che vedere con i popoli ‘zingari’. L’abbiamo documentato, a suo tempo, agli inquirenti e alla stampa, ma il nostro dossier scientifico non fu preso in considerazione. Il razzismo fa comodo a uno stuolo di persone, a partiti politici e media, alla criminalità organizzata, che muove miliardi di euro ogni anno. A questo proposito, ricordiamo che i Rom coinvolti in delitti agiscono quasi sempre per ordine di criminali mafiosi italiani, i quali – a causa dell’emarginazione e della segregazione in cui versano i ‘nomadi’ – li hanno ridotti in schiavitù. Lo sanno le autorità, lo sanno i politici e sarebbe ora che lo sapessero tutti i cittadini italiani”.

dopo il no del ministro al patrocinio al gay pride

ROMA – Mara Carfagna non darà il patrocinio al Gay Pride. «Per il governo gli omosessuali non sono discriminati» spiega senza esitazioni il ministro per le Pari opportunità. Provocando la dura reazione dell’Arcigay. «Come fa il ministro Carfagna a sostenere che non esistono discriminazioni sui luoghi di lavoro per le persone omosessuali?» si chiede il presidente nazionale Aurelio Mancuso. «Saremmo tanto curiosi di sapere quali sono i gay che la Carfagna dice di conoscere e in quale mondo ella vive – attacca Mancuso – perché ci pare che abbia una percezione della realtà del tutto distorta». Un ministro, secondo il presidente nazionale dell’Arcigay, non si occupa dei singoli casi di discriminazione, ma di scrivere una legge perché tutte le discriminazioni siano evitate. Arcigay chiede quindi un incontro alla Carfagna «affinchè possa distaccarsi dal mondo delle favole e ritornare tra i comuni mortali, che hanno bisogno di risposte concrete, non di consunte e provocatorie esternazioni sui giornali. Per questo sarebbe bene che un principe la baci e la svegli».

Dal sito Corriere.it

«IL MINISTRO SPARA A ZERO» – Non è morbido nei confronti della Carfagna neanche il leader storico dell’Arcigay, Franco Grillini, secondo il quale quelle del ministro sono «battutacce da bar che confermano quanto la destra italiana sia omofoba e non ami la diversità». «Mi sembra che per il ministro Mara Carfagna sia più facile sparare a zero sul Gay Pride utilizzando i soliti pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni anzichè svolgere una positiva attività di governo» dice Grillini.

«VEDA IL NOSTRO FILM SUI DICO» – «Quanto ha detto il ministro ci fa cadere le braccia» affermano i due registi del film-documentario sui Dico «Improvvisamente l’inverno scorso», Gustav Hofer e Luca Ragazzi, invitando la Carfagna a vedere la loro pellicola al Cinema Politecnico di Roma. Il ministro «si faccia un giro in Europa per constatare che il riconoscimento delle coppie di fatto anche omosessuali è una realtà in quasi tutti i paesi membri .- dicono i due registi -. Si legga la direttiva europea del gennaio 2006 che richiede agli Stati dell’Unione di legiferare quanto prima sul riconoscimento delle coppie di fatto. L’Italia non può continuare a essere il fanalino di coda». «Il nostro film – continuano – dimostra perfettamente che c’è una situazione di discriminazione oggettiva verso le coppie omosessuali dettata dall’ignoranza imperante nel nostro paese. Una coppia come la nostra, insieme da nove anni, non è tutelata dallo stato che pure ci chiede di pagare le tasse come qualsiasi cittadino».

 

PRO E CONTRO – Pina Picierno, esponente del Pd e ministro ombra delle Politiche giovanili si augura che la Carfagna «ci ripensi e partecipi al Gay Pride» senza farsi «condizionare nella sua attività da visioni manichee e fuori dal tempo». «Complimenti alla ministra Carfagna che, sul Gay Pride previsto per il 28 giungo a Bologna, in un sol colpo è riuscita a sconfessare non solo il mandato del proprio ministero, ma anche i propositi della propria formazione politica» afferma Fabio Evangelisti, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera. Rincara la dose Vladimir Luxuria, esponente della Sinistra arcobaleno: «Questo ministero, con a capo Mara Carfagna, non intende assolvere al compito di dare e garantire pari opportunità. Si tratta quindi di un ministero inutile che di fatto non ci rappresenta». Al contrario, Luca Volontè sostiene il ministro: «Brava Carfagna – dice il deputato dell’Udc -: la sinistra gay chiama diritti i propri privilegi discriminatori verso famiglie ed eterosessuali».

LA REPLICA – Nel tardo pomeriggio, arriva la replica del ministro. «Il signor Vladimiro Guadagno – si legge in una nota rivolta a Luxuria – confonde il Ministero per le Pari Opportunità con l’ufficio stampa e propaganda del movimento lgbt. Le Pari Opportunità, a giudizio del ministro pro tempore, riguardano sopratutto le donne lavoratrici e madri, i minori, gli anziani e i portatori di handicap». Se «il signor Guadagno non si sente rappresentato da queste priorità – prosegue la nota del ministero – significa che non ha alcun rispetto per chi è veramente discriminato».

Comunicato stampa Aned

Mani vandale hanno violato e distrutto l’urna che, nel Memoriale dei Deportati  nei Lager nazisti al Cimitero romano del Verano, custodiva le ceneri di deportati raccolte nel Krematorium del KL Mauthausen. L’ANED sdegnata ed offesa, dopo aver denunciato alle competenti Autorità l’accaduto, ritiene doveroso portare a conoscenza dei cittadini e delle loro Istituzioni  il volgare atto criminale – perché di ciò di tratta – portato in offesa alla memoria di decine di migliaia di vite di nostri concittadini, stroncate nei lager nazifascismi. Bambini, donne, uomini sacrificati all’odio razzista, all’intolleranza, alla negazione dei principi fondamentali della vita umana stessa. Ancora una volta non ci si dica trattarsi di atti sconsiderati, compiuti da “ragazzotti ignoranti, disadattati, senza guida o riferimenti”. Al contrario, l’ANED vuole asserire, oggi come per il passato, che questi crimini sono consapevolmente commessi, voluti e di cui i soliti ignoti – in verità ben noti – menano vanto e ad alta voce. Quanto accaduto al Verano non è che l’ennesimo squallido episodio, tra  i tanti che hanno colpito i cittadini italiani i cui valori fondamentali sono la democrazia, la libertà, senza cui non può esistere società che possa essere civile. Proprio nei giorni in cui la memoria va alla liberazione dei lager, nei giorni in cui il Presidente della Repubblica, in un messaggio indirizzato alle migliaia di giovani italiani raccolti in Mauthausen, li esorta a fare della Memoria il loro bagaglio di conoscenza e di riflessione, ancora una volta gli epigoni di regimi infami e luttuosi hanno voluto ribadire la loro adesione a quanto di più disonorevole per l’umanità.

 

Rinnovando il proprio impegno, ieri come oggi e come con determinazione sarà ancora per il domani, l’ANED invita espressamente il Sindaco di Roma ad intervenire con urgenza per restaurare quanto distrutto, organizzando con le Associazione della Deportazione una apposita cerimonia di riconsacrazione del Memorial dei Deportati.