ROMA – E’ la partigiana Neda Solic una delle ultime persone ad aver visto in vita Gabor Adler, alias John Armstrong, nel carcere nazifascista di via Tasso la notte tra il 3 e il 4 giugno del 1944. La sua testimonianza, raccolta dall’esercito britannico nel settembre dello stesso anno, è decisiva nel sovrapporre il nome di Armstrong alla figura dell'”inglese sconosciuto” che da più di 60 anni figura insieme a Bruno Buozzi e agli altri dodici martiri de La Storta, trucidati il 4 giugno del 1944 dai nazisti in fuga da Roma lungo la Cassia.

Gabor Adler è l’agente segreto delle forze armate britanniche – nato in Ungheria e poi inquadrato nel Soe prima di essere catturato in Sardegna nella sua unica missione oltre le linee nemiche – riemerso dagli archivi britannici e italiani: frammento dopo frammento, il puzzle di una vita che abbiamo raccontato a più riprese su Repubblica (vedi correlati a fianco) sintetizzando la massa di documenti raccolti a iniziare dalla primavera dello scorso anno.

“Gli unici testimoni oculari credibili su cosa successe durante le ultime 36 ore a Roma sono Louise Leslie e Neda Solic – si legge in una delle carte in possesso dell’Ambasciata britannica in Italia, e relativa all’indagine svolta dagli inglesi nel settembre del ’44 -. Il primo ha diviso la cella con Adler fino alle 13 del 2 giugno e ha testimoniato che, a quell’ora, Adler era ancora lì. L’altro testimone, Neda Solic, afferma che era presente e stava effettivamente vicino ad Adler alle 22 del 3 giugno, nel cortile di via Tasso, quando vennero compilati dei gruppi per deportarli a Verona. Adler – prosegue il documento – era certamente un componente di questo gruppo e il suo nome fu letto ad alta voce”.

Neda Solic, che quella notte riuscì ad evitare la deportazione verso il Nord, è una donna croata attiva nella Resistenza dapprima nella Croazia annessa all’Italia e poi nelle Marche. Arrestata dai tedeschi, venne trasferita a Regina Coeli nell’inverno del 1943, quando non aveva ancora compiuto vent’anni, e portata successivamente a via Tasso. Oggi, gravemente malata, vive a Roma curata e protetta dal marito Donato Camitio, un altro ex partigiano. E’ lui a fornire un ulteriore riscontro a quanto affermato da Neda Solic agli inglesi nel 1944: “Ho letto nel diario di Neda – racconta – alcuni accenni al giovane ufficiale britannico conosciuto a Regina Coeli. Lei in quel periodo godeva di una certa libertà e ogni tanto le era consentito di uscire dalla cella: così poteva parlare di nascosto con gli altri prigionieri, magari attraverso gli spioncini delle porte. Per tali contatti fu anche rimproverata dai carcerieri che minacciarono di ridurle questa piccola libertà di movimento, qualora avesse continuato a parlare con gli altri detenuti”.L’insieme degli elementi raccolti dal War Office a partire dal ’44 dà praticamente per scontato come uno dei 14 Martiri della Storta fosse proprio l’agente Armstrong. In particolare, un rapporto compilato nel luglio del 1946, pur sottolineando come “tutti i tentativi di stabilire con certezza cosa è successo ad Adler non abbiano avuto risultati”, conclude che “lui era tra gli italiani che furono prelevati dai tedeschi in via Tasso intorno alle 22 del 3 giugno 1944 e portati verso Nord attraverso la via Cassia con destinazione sconosciuta. Nella località chiamata La Storta furono trovate le salme dei componenti di questo gruppo, presumibilmente uccisi dalle guardie”. Tra i corpi riportati all’obitorio dell’ospedale Santo Spirito, uno non venne identificato diventando così l'”inglese sconosciuto” indicato nei libri di storia e sulla lapide commemorativa della strage. “Ci sono state molte prove contraddittorie sul destino finale del tenente Adler durante le ultime ore prima della liberazione di Roma – si legge ancora nel documento inglese del 1946 – e non è possibile dire con certezza cosa sia successo. Molto probabilmente è morto, ma la conclusione può essere raggiunta solo con un processo di congetture ed eliminando tutte le alternative”.

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